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Possibilità, per un magistrato, di gestire l'azienda agricola di famiglia, assumendo la partita IVA necessaria per le fatturazioni e le conseguenti dichiarazioni fiscali

circolari e risoluzioni - I commissione


02 maggio 2007
Possibilità, per un magistrato, di gestire l'azienda agricola di famiglia, assumendo la partita IVA necessaria per le fatturazioni e le conseguenti dichiarazioni fiscali

Sollecitato da due magistrati interessati a comprendere se ed a quali condizioni sarebbe stato loro possibile gestire i fondi agrari nella loro titolarità, il C.S.M. - nella risposta a quesito del 2 magio 2007 - affronta il tema dell’incidenza sulla normativa consiliare del D.lgs. 29 marzo 2004 n. 99, modificato dal D.lgs. del 27 maggio 2005 n. 101, con il quale è stata introdotta una nuova definizione normativa della figura dell'imprenditore agricolo, descritto come colui che dedichi alle attività agricole di cui all'art. 2135 c.c., direttamente o in qualità di socio di società, almeno il 50% del proprio tempo di lavoro complessivo e che ricavi dalle attività agricole medesime almeno il 50% del proprio reddito globale di lavoro.

Il C.S.M. rileva, al riguardo, che le dimensioni dell'azienda agricola, come in concreto descritta dall'interessata, comportano necessariamente una gestione di tipo imprenditoriale e che sotto questo profilo l'innovazione normativa non sembra avere inciso in modo decisivo relativamente alla compatibilità fra la funzione di magistrato e la gestione dell'azienda agricola ereditata.

Ne discende la persistente incompatibilità della gestione dell’azienda, per le sue dimensioni e connotazioni, con le funzioni di magistrato, posto che il divieto di “esercitare industrie e commerci” previsto dall'art. 16 dell'Ordinamento giudiziario non può ritenersi riferito solo all'esercizio di attività industriali e commerciali in senso stretto, ma va esteso a qualsiasi attività imprenditoriale e quindi a qualsiasi attività che si sostanzi nell'esercizio e nella gestione di un'attività economica organizzata al fine di trarne profitto.

Stando così le cose, l'unica soluzione in grado di escludere che tale attività rientri nel divieto normativo suddetto sembra essere la costituzione di una società di capitali che abbia lo scopo di gestione dell'azienda in questione, con esclusione di compiti di amministrazione in carico al magistrato.

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