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Il Percorso Professionale

valutazioni di professionalità

Tutti i magistrati vengono sottoposti ad approfondito controllo periodico della capacità professionale, con cadenza quadriennale, per 7 volte, a partire dall’ingresso in magistratura e fino al ventottesimo anno di carriera. La delicatezza delle funzioni svolte dai magistrati impone, difatti, di accertare con costanza che le attitudini valutate all’inizio con il concorso permangano per tutto il periodo di servizio del magistrato.


I parametri di valutazione

Il Consiglio, in base all’art. 10 del d.lgs. 160 del 2006, compie una verifica, che copre l’intero arco dei quattro anni, su:

indipendenza, imparzialità ed equilibrio;

capacità;

impegno;

diligenza;

laboriosità.

Indipendenza, imparzialità ed equilibrio sono i c.d. “prerequisiti”: è cioè necessario che, nel periodo preso in considerazione, non risultino elementi o fatti tali da incidere sulle caratteristiche essenziali dell’attitudine professionale del magistrato, e cioè la capacità di esercitare le funzioni giurisdizionali in maniera indipendente da ingerenze interne o esterne, in posizione di terzietà rispetto ai soggetti coinvolti nel processo, e con atteggiamento equilibrato.

La capacità riguarda la preparazione giuridica, la tecnica di redazione dei provvedimenti, le tecniche di conduzione delle indagini, l’organizzazione del proprio lavoro, le modalità di celebrazione delle udienze, il rapporto con i collaboratori, il coordinamento con altri uffici.

La diligenza riguarda la presenza in ufficio e/o in udienza, il rispetto dei termini previsti per la redazione di atti e provvedimenti o per il compimento di attività giudiziarie, la partecipazione alle riunioni dell’ufficio.

La laboriosità riguarda la quantità di procedimenti trattati, i tempi di trattazione degli stessi, la collaborazione alle attività dell’ufficio di appartenenza.

L’impegno riguarda la collaborazione alla soluzione di problemi organizzativi o giuridici, la disponibilità alla sostituzione di magistrati assenti, la partecipazione ai corsi di aggiornamento.


L’oggetto della valutazione.

Il giudizio si forma sulla base di numerosi atti e documenti che consentono di conoscere il più approfonditamente possibile tutti gli aspetti professionali del magistrato da valutare.

I più significativi sono:

- la c.d. “autorelazione”, un documento in cui l’interessato dà conto di tutti gli elementi che ritiene necessario o utile sottoporre all’attenzione del Consiglio giudiziario e del CSM relativamente ai profili oggetto di valutazione;

- gli atti e i provvedimenti del magistrato, nonché i verbali di udienza, acquisiti “a campione” nell’ambito di quelli redatti nel quadriennio in valutazione;

- il c.d. “rapporto informativo”, che consiste in una relazione sui diversi aspetti rilevanti ai fini della valutazione, redatta dal dirigente dell’ufficio di appartenenza del magistrato, il soggetto cioè che, per ruolo e vicinanza all’interessato, meglio ne conosce il profilo professionale;

- le statistiche inerenti il numero di provvedimenti redatti, i tempi di trattazione dei procedimenti, i tempi di deposito degli atti, anche in paragone con gli altri magistrati dell’ufficio;

- eventuali pubblicazioni scientifiche;

- eventuali segnalazioni del consiglio dell’ordine avvocati.


Il procedimento di valutazione

La valutazione viene effettuata dal Consiglio superiore sulla base di un (motivato) parere del Consiglio giudiziario del distretto in cui presta servizio il magistrato da valutare (per i magistrati della Corte di Cassazione e della relativa Procura generale è competente il Consiglio direttivo istituito presso la Corte di Cassazione).

Il Consiglio giudiziario redige il parere, sulla base degli atti sopraindicati, motivando specificamente sui diversi profili oggetto di valutazione e formulando un giudizio - che può essere “positivo”, “carente”, “gravemente carente” o “negativo” – su ciascuno degli elementi in cui si scompone la valutazione stessa, e un giudizio complessivo, sulla base dei singoli “giudizi parziali”, che può essere positivo, non positivo, negativo.

Tale parere non è vincolante per il Consiglio superiore, che formula il giudizio finale (“positivo”, “non positivo” o “negativo”). Prima della decisione, il Consiglio può, se necessario, effettuare ulteriori approfondimenti.

Qualora l’esito sia “non positivo” o “negativo”, il magistrato viene sottoposto ad un successivo periodo di valutazione (un anno in caso di giudizio “non positivo” e due in caso di giudizio “negativo”) Nel frattempo, egli rimane nella classe di valutazione precedentemente conseguita.

Qualora si confermi per due volte il giudizio negativo, l’interessato viene dispensato dal servizio.


Gli effetti delle valutazioni di professionalità

Il conseguimento delle diverse valutazioni di professionalità, oltre che garantire il costante controllo sull’adeguatezza professionale, ha vari effetti.

In primo luogo, il positivo superamento delle diverse valutazioni di professionalità costituisce una delle condizioni per accedere a determinate funzioni (ad esempio, per assumere le funzioni di consigliere di corte d’appello è necessario la II valutazione, per quelle di Procuratore della Repubblica la III o la IV, a seconda delle dimensioni dell’ufficio)

In secondo luogo, il raggiungimento di talune valutazioni (la I, la III, la V e la VII) consente l’automatica progressione stipendiale: vagliata positivamente la capacità professionale, la fascia retributiva diviene una conseguenza automatica, che serve a evitare di minare l’imparzialità e l’indipendenza del magistrato, come potrebbe invece accadere se la progressione economica fosse legata a procedure concorsuali o alla funzione concretamente svolta.


Normativa di riferimento
  • Decreto legislativo 20 febbraio 2006 n. 160 (art. 11)
  • Circolare n. 20691 del 2007 (Criteri per la valutazione di professionalità dei magistrati a seguito della legge 30 luglio 2007 n. 111 recante modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario)
  • Circolare n. 16754 del 2008 (Circolare sull’acquisizione dei provvedimenti e verbali di udienza a campione)
  • Circolare n. 4718 del 2009 (Circolare sulla tenuta dei fascicoli personali dei magistrati)

La normativa secondaria che disciplina le valutazioni di professionalità può essere reperita nelle pagine dedicate a circolari e delibere della IV Commissione.


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