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Il Percorso Professionale

accesso

L'accesso alla magistratura ordinaria prevede due snodi fondamentali: il superamento del concorso pubblico per esami e l'espletamento, con esito positivo, di un periodo di tirocinio.


Il concorso

Alla magistratura professionale si accede per concorso pubblico (art. 106, comma I, Costituzione). Tale strumento assicura che i dipendenti pubblici (fra cui i magistrati) siano selezionati in maniera trasparente e omogenea, sulla base di soli requisiti di capacità e merito.

Diversi interventi legislativi hanno rivisto la disciplina dell’accesso alla magistratura professionale, per ridurre i tempi delle procedure concorsuali e garantire la qualificazione tecnica dei candidati al concorso.

Oggi l’accesso è disciplinato dal capo I del decreto legislativo n. 160 del 2006.


Requisiti e prove d’esame

Il concorso è strutturato sulla falsariga di un concorso di secondo grado. Alle prove scritte sono ammessi, infatti, coloro che già hanno accumulato esperienze professionali – magistrati amministrativi e contabili, avvocati, pubblici dipendenti con specifiche funzioni o qualifiche, professori universitari, magistrati onorari – o formative -  come  diplomi postuniversitari di perfezionamento, dottorati di ricerca in materia giuridiche, o anche il tirocinio presso gli uffici giudiziari (svolto ai sensi dell'articolo 73 del Decreto legge 21 giugno 2013).

La selezione è attuata mediante esame scritto e orale in materie giuridiche.

Il concorso è bandito periodicamente dal Ministero della Giustizia.


Tirocinio

I vincitori del concorso assumono la qualifica di "magistrati ordinari in tirocinio" e svolgono un periodo, appunto, di tirocinio, della durata complessiva di diciotto mesi e articolato in corsi di approfondimento teorico-pratico e sessioni presso uffici giudiziari.

Queste ultime prevedono una prima fase, il c.d. tirocinio generico, in cui i MOT frequentano tutti gli uffici giudiziari, affiancando i magistrati già in servizio nello svolgimento delle funzioni giudiziarie, e una seconda fase, il c.d. tirocinio mirato, in cui i magistrati concentrano il tirocinio sulle funzioni che concretamente essi svolgeranno al momento della destinazione agli uffici giudiziari. I corsi teorici, a loro volta, si tengono presso la Scuola superiore della magistratura, ente istituito con il Decreto legislativo 26 del 2006 e deputato alla formazione iniziale e permanente dei magistrati.

Il magistrato in tirocinio non esercita funzioni giudiziarie.


Esito del tirocinio

Concluso il tirocinio, il Consiglio superiore della magistratura - sulla base delle relazioni, redatte dai magistrati affidatari presso gli uffici giudiziari e dai tutor della Scuola superiore della magistratura e inerenti l'attività svolta durante il periodo di tirocinio - valuta l’idoneità del magistrato a esercitare le funzioni giudiziarie.

Se il giudizio è positivo, vengono conferite le funzioni giurisdizionali e assegnata una sede di servizio. 

In caso di valutazione negativa, il magistrato ordinario è ammesso a un nuovo periodo di tirocinio della durata di un anno. L’eventuale seconda valutazione negativa determina la cessazione del rapporto  di impiego del magistrato ordinario in tirocinio (art. 22 del decreto legislativo 26 del 2006).


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