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Le intercettazioni e la tutela della riservatezza dei dati personali

Il crescente richiamo alla necessità di garantire la tutela della riservatezza dei dati personali, anche in relazione al trattamento degli stessi da parte delle autorità giudiziarie, sollecita continue riflessioni in ordine allo strumento investigativo delle intercettazioni.

Le intercettazioni, in effetti, costituiscono uno fra i possibili strumenti attraverso i quali gli attori del processo - la polizia giudiziaria ed il pubblico ministero prima, il giudice e le parti tutte poi - vengono in possesso di dati personali, con il conseguente obbligo di garantirne la correttezza del trattamento.

E’ proprio a questa esigenza che hanno dato risposta le circolari e le direttive assunte dai Procuratori della Repubblica che si sono rivelate, pur nella diversità di alcune scelte, tutte animate dal condivisibile obiettivo di impedire la indebita diffusione di dati personali non rilevanti, acquisiti nel corso delle operazioni di intercettazione.

Va poi ricordato che il CSM è stato chiamato a farsi carico di rappresentare in via istituzionale, attraverso la partecipazione al relativo tavolo tecnico, le difficoltà di adeguamento degli uffici requirenti alle  prescrizioni diramate dal Garante della privacy con provvedimento del 18.7.2013 ( pubblicato su G.U. 189/2013) cui hanno fatto seguito quelli di proroga dei termini, prescrizioni che fra l’altro  risultano anche inserirsi nel solco correlato alla  sicurezza informatica già fatto oggetto di interventi legislativi  con L. 18.3.2008 n.48 (ratifica della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica) e DPCM 13.11.2014.

Ritenuto, quindi, di dover assumere informazioni in particolare dagli uffici giudiziari più grandi e con maggiore flusso di intercettazioni in relazione alle specificità criminali dei rispettivi territori, il Consiglio organizzava l’11 giugno 2015 una giornata di studio e confronto con la settima commissione sul tema delle misure di sicurezza nelle attività di intercettazione di cui al provvedimento in data 18 luglio 2013, ed in particolare sulla condivisione delle possibili forme di intervento, invitando a partecipare il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, il Procuratore Nazionale Antimafia, i Procuratori della Repubblica presso i Tribunali di  Catania, Reggio Calabria, Napoli, Roma, Milano, Palermo, Torino.

Al di là delle possibilità di concreto intervento del Consiglio in termini organizzativi su di una materia – intercettazione e titolarità dei dati derivanti dalle stesse - affidata alla responsabilità dei Procuratori della Repubblica, appariva necessario acquisire elementi reali di conoscenza sulle attuali condizioni di gestione del servizio di intercettazione, al fine di fornire supporto ai dirigenti degli uffici nella fase di adeguamento dei sistemi alle prescrizioni formulate dal Garante, nonché per consentire una più consapevole interlocuzione con il Garante della Privacy e con il Ministero della Giustizia.




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