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Sentenza n. 9/2017

Provvedimenti


Sentenza n. 9/2017

Presidente: LEGNINI                                          Estensore: CLIVIO

 

 

Illecito disciplinare conseguente a reato – Qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita - Giudice delegato ai fallimenti –  Richieste di danaro in favore proprio e di persona a lui  legata da rapporti di amicizia – Corrispettivo richiesto in vista della pronta definizione del procedimento fallimentare  – Pretesa rivolta ad una parte del procedimento  e derivante da vicende estranee al procedimento – Illecito disciplinare – Sussistenza. 

Integra l’illecito disciplinare per qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita  la condotta del giudice delegato ai fallimenti il quale nell'ambito di un incontro avente ad oggetto la trattazione di questioni strettamente inerenti ad una procedura fallimentare di cui era assegnatario, allo scopo di soddisfare pretese patrimoniali proprie e di persona a lui legata da rapporto di amicizia , derivanti da  vicende private estranee al procedimento, chieda  ad una parte della procedura, somme di denaro per la pronta definizione del procedimento medesimo.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 4, comma 1, lett. d)
Codice penale art. 323

 

 

Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – Doveri del magistrato – Correttezza - I comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrato o di collaboratori – Giudice delegato ai fallimenti –  Richieste di danaro in favore proprio e di persona a lui legata da rapporti di amicizia – C Corrispettivo richiesto in vista della pronta definizione del procedimento fallimentare  – Pretesa rivolta ad una parte del procedimento e derivante da  vicende estranee al procedimento – Grave scorrettezza – Sussistenza - Illecito disciplinare – Sussistenza. 

Integra l’illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni per i  comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori, la condotta del  giudice delegato ai fallimenti il quale nell'ambito di un incontro avente ad oggetto la trattazione di questioni strettamente inerenti ad una procedura fallimentare di cui era assegnatario, allo scopo di soddisfare pretese patrimoniali proprie e di persona a lui legata da rapporto di amicizia , derivanti da  vicende private estranee al procedimento fallimentare, chieda  ad una parte della procedura  somme di denaro per la pronta definizione del procedimento medesimo.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. d)

 

 

Illecito disciplinare conseguente a reato – Qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita - Giudice delegato ai fallimenti – Parole offensive all’indirizzo di una parte della procedura – Illecito disciplinare – Sussistenza

Integra l’illecito disciplinare  conseguente a reato per  qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita la condotta del giudice delegato ai fallimenti il quale, nell’ambito di un incontro relativo alla procedura , rivolga parole offensive  all’indirizzo di una delle parti.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 4, comma 1, lett. d)
Codice penale art. 594

 

 

Procedimento disciplinare – La successione di leggi nel tempo - Illecito disciplinare conseguente a reato - Qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita - Abolitio criminis intervenuta  durante il procedimento disciplinare – Irrilevanza -  Illecito disciplinare – Sussistenza

In tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, essendo l'illecito riconducibile al genus degli illeciti amministrativi, non trova applicazione il principio del favor rei, così come sancito dall'art. 2 cod. pen., in forza del quale, in deroga al principio tempus regit actum, l'eventuale abolitio criminis opera retroattivamente, sicchè  la qualificazione giuridica del fatto disciplinarmente rilevante deve essere operata, in ogni suo aspetto, avendo riguardo al quadro normativo vigente al momento della condotta.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbaio 2006, n. 109, art. 4, comma 1, lett. d)
Codice Penale art. 2

 

 

Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – Doveri del magistrato – Correttezza - I comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrato o di collaboratori – Giudice delegato ai fallimenti –  Parole offensive rivolte all’indirizzo di una parte della procedura – Illecito disciplinare – Sussistenza.

Integra l’illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni per i  comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrati o di collaboratori, la condotta del  giudice delegato ai fallimenti il quale, nell’ambito di un incontro relativo alla procedura , rivolga parole offensive  all’indirizzo di una delle parti.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. d)

 

 

Sanzioni disciplinari - Commisurazione delle sanzioni Illecito disciplinare conseguente a reato – Qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita –- Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – I comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrato o di collaboratori – Giudice delegato ai fallimenti –  Indebita richiesta di somme di danaro rivolte ad una delle parti del giudizio – Corrispettivo richiesto in vista della pronta definizione del procedimento fallimentare – Pronunzia di  parole offensive all’indirizzo della parte della procedura – Gravità dei fatti – Elevata intensità del dolo – Grave lesione dell’immagine del magistrato e dell’ordine giudiziario – Conseguenze -  Rimozione

Qualora il magistrato sia responsabile per qualunque fatto costituente reato idoneo a ledere l’immagine del magistrato, anche se il reato è estinto per qualsiasi causa o l’azione penale non può essere iniziata o proseguita  e per comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrato o di collaboratori per avere , nella qualità di giudice delegato ai fallimenti, preteso somme di danaro non dovute da una delle  parti della procedura , pronunziando nei suoi confronti  parole offensive, l’intensità del dolo  ed il grave pregiudizio arrecato all’immagine del magistrato e dell’ ordine giudiziario, impone  la applicazione della  sanzione della rimozione.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 4, comma 1, lett. d)
Codice penale art. 323
Codice penale art. 594
Decreto legisl. 23 febbaio 2006, n. 109, art. 2, comma 1, lett. d)

 

 

Illecito disciplinare fuori dell’esercizio delle funzioni  -  L’uso della qualità di magistrato  al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri - Giudice delegato ai fallimenti – Partecipazione  con la propria famiglia  ad un pranzo  offerto ed organizzato da un curatore fallimentare  - Modica liberalità -  Riconducibilità a normali rapporti amicali -  Rilevanza disciplinare – Esclusione – Illecito disciplinare – Insussistenza.

Non integra l’illecito disciplinare fuori dell’esercizio delle funzioni per l’uso della qualità di magistrato  al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri la   condotta del giudice delegato ai fallimenti il quale partecipi con la propria famiglia  ad un pranzo offerto ed  organizzato da un curatore fallimentare, trattandosi della percezione di una liberalità rientrante nella normalità di buoni rapporti amicali, che non oltrepassa la soglia della rilevanza disciplinare.

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 3, comma 1, lett. a)

 

 

Illecito disciplinare fuori dell’esercizio delle funzioni - L’uso della qualità di magistrato  al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri - Giudice delegato ai fallimenti – Richiesta al curatore di  favorire l’acquisto  di un piccolo natante,  di proprietà di un terzo – Rapporto di amicizia tra terzo e curatore – Prospettazione al curatore di futuri vantaggi connessi alle procedure fallimentari – Mancata conclusione della trattativa –  Mancata integrazione dell’elemento oggettivo dell’illecito disciplinare – Conseguenze - Illecito disciplinare - Insussistenza.

Non integra l’illecito disciplinare fuori dell’esercizio delle funzioni per l’uso della qualità di magistrato  al fine di conseguire vantaggi ingiusti per sé o per altri la   condotta del giudice delegato ai fallimenti il quale chieda ad un curatore di sua conoscenza di favorire l’acquisto  di un piccolo natante di proprietà di un commercialista amico del primo,  prospettando al curatore medesimo  la possibilità di favori connessi alle procedure fallimentari,  qualora sia accertato che la trattativa non sia andata a buon fine

Riferimenti normativi:
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 3, comma 1, lett. a)

 

 

Illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni – Doveri del magistrato – Correttezza -  I comportamenti abitualmente o gravemente scorretti nei confronti delle parti , dei loro difensori, nei testimoni o di chiunque abbia rapporti con il magistrato nell’ambito dell’ufficio, ovvero nei confronti di altri magistrato o di collaboratori  - Giudice – Breve sospensione dell’udienza -  Ragioni -  Colloquio telefonico non urgente – Gravità della scorrettezza – Esclusione – Illecito disciplinare – Insussistenza.

Non integra l’illecito disciplinare nell’esercizio delle funzioni la condotta del giudice il quale  nel corso dell’udienza si intrattenga  al telefono con il figlio per una ragione di nessuna urgenza,    determinando la sospensione della trattazione delle cause per una durata di circa dieci minuti,  atteso che tale comportamento, pur  bizzarro e caricaturale non integra una  scorrettezza grave.

Riferimenti normativi
Decreto legisl. 23 febbraio 2006, n. 109, art. 2, comma 1 , lett. d)

 

allegati

Sentenza n. 9 del 2017 (85,5 kB)

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