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Per non dimenticare: Antonino Scopelliti

News


09 agosto 2017

Per non dimenticare: Antonino Scopelliti
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All’altezza di una curva, poco prima del rettilineo che immette nell’abitato di Campo Calabro, il magistrato viene raggiunto da due colpi calibro 12, che lo colpiscono alla testa e al collo, causandone l’immediato decesso: la macchina finirà la corsa, senza controllo in un terrapieno, facendo inizialmente pensare che la causa del decesso fosse da imputare ad un incidente stradale.

Antonino Scopelliti, entrato in magistratura a 24 anni, si era occupato di importanti processi di mafia e terrorismo, rappresentando la pubblica accusa, ad esempio, nel primo processo Moro, nonché in quelli per la strage di piazza fontana e della strage dell’italicus.

I processi celebrati per l’omicidio del giudice Scopelliti, non sono purtroppo riusciti a far luce sulle responsabilità dello stesso..

Gli inquirenti sin dal primo momento ipotizzarono che l' omicidio del giudice fosse una sorta di “favore” che la 'ndrangheta aveva fatto a cosa nostra per impedire al magistrato di celebrare l’ultimo atto del maxiprocesso. Proprio in vista di quel processo, il magistrato si era fatto inviare nella sua residenza calabrese i fascicoli di quel processo che, dopo il delitto, furono ritrovati dagli investigatori.

In primo grado, la Corte di assise di Reggio Calabria con sentenza dell’11 giugno 1996 condannava i vertici di cosa nostra, Salvatore Riina, Pippo Calò, Francesco Madonia, Giacomo Gambino, Giuseppe Lucchese, Bernardo Brusca, Salvatore Montalto, Salvatore Buscemi, Antonino Geraci, all’ergastolo per aver ordinato l’esecuzione del magistrato.

La sentenza di primo grado veniva integralmente riformata dalla Corte d’assise di appello di Reggio Calabria che, il 21 luglio 1998, assolveva i predetti imputati.

Nella sezione giurisdizione e società vengono oggi pubblicati gli atti di quei processi: è il doveroso ricordo del Consiglio superiore ad un grande magistrato ucciso nell’adempimento del dovere.

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