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Csm, le misure organizzative a tutela dei diritti dei migranti

News


15 marzo 2017

Csm, le misure organizzative a tutela dei diritti dei migranti
Palazzo dei Marescialli

Il plenum ha approvato il parere relativo al decreto legge n. 13 del 2017 sui procedimenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale ai migranti. Il parere concorda con le disposizioni che attribuiscono al Consiglio Superiore ulteriori espresse competenze in materia di organizzazione degli uffici distrettuali che si occupano delle procedure di protezione. Si esprime, inoltre, apprezzamento per le previsioni che indicano il principio di specializzazione quale criterio per l'assegnazione dei procedimenti, specializzazione che, comunque, si inserisce in un quadro critico per le carenze di organico di magistrati e personale amministrativo.

Quanto alle modifiche che incidono sul procedimento, il parere segnala al legislatore le criticità derivanti dalla mancanza di un contraddittorio pieno ed effettivo davanti al giudice, poiché la comparizione personale è considerata solo facoltativa, e fungibile rispetto alla videoregistrazione del colloquio davanti alla Commissione. Precisa dunque la richiesta del Consiglio di prevedere come obbligatorie la citazione e comparizione dell'interessato, in mancanza delle quali il livello complessivo di garanzie dell'intera procedura risulterebbe del tutto inadeguato al rilievo primario degli interessi di rango costituzionale in gioco; tanto più in considerazione dell'eliminazione dell'appello, che implica la contrazione di un ulteriore spazio di difesa e di esercizio del contraddittorio, riducendo la procedura ad una forma meramente cartolare.

Il parere segnala, fra l'altro, che, proprio in una materia attinente alla tutela di diritti fondamentali della persona, il legislatore ha ritenuto di dover realizzare finalità acceleratorie attraverso l'abolizione di un secondo grado di giudizio di merito. Con l'ulteriore conseguenza di determinare indirettamente un aggravio del contenzioso innanzi alla Corte di Cassazione, già appesantita da un numero elevatissimo di ricorsi.

Il parere, infine, si occupa anche della razionalizzazione delle competenze in materia di minori non accompagnati, accentrate in capo al Tribunale per i minorenni, e delle procedure di identificazione dei migranti.

Sempre in tema di procedimenti in materia di protezione internazionale, il plenum ha approvato anche le linee guida rivolte ai dirigenti degli uffici, con riferimento alla creazione di sezioni specializzate per la trattazione dei procedimenti in materia di riconoscimento del diritto di asilo.

I criteri di cui i dirigenti dovranno tenere conto sono quelli della specializzazione, della flessibilità e della non esclusività. Si deve cioè garantire che i ricorsi siano trattati - con priorità - da magistrati che si occupino in via continuativa della materia e i dirigenti dovranno prevedere strumenti per smaltire l'arretrato ed evitare il rallentamento della trattazione degli altri procedimenti. Proprio in questa prospettiva, si invitano i dirigenti degli uffici a non incardinare i giudizi sulla protezione internazionale in sezioni che si occupino esclusivamente di questa materia. Si indica, quindi, come utile modello organizzativo, quello della creazione di gruppi di lavoro e del ricorso a magistrati di altre sezioni per fronteggiare l'arretrato.

Il plenum ha approvato il parere relativo al decreto legge n. 13 del 2017 sui procedimenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale ai migranti. Il parere concorda con le disposizioni che attribuiscono al Consiglio Superiore ulteriori espresse competenze in materia di organizzazione degli uffici distrettuali che si occupano delle procedure di protezione. Si esprime, inoltre, apprezzamento per le previsioni che indicano il principio di specializzazione quale criterio per l'assegnazione dei procedimenti, specializzazione che, comunque, si inserisce in un quadro critico per le carenze di organico di magistrati e personale amministrativo.

Quanto alle modifiche che incidono sul procedimento, il parere segnala al legislatore le criticità derivanti dalla mancanza di un contraddittorio pieno ed effettivo davanti al giudice, poiché la comparizione personale è considerata solo facoltativa, e fungibile rispetto alla videoregistrazione del colloquio davanti alla Commissione. Precisa dunque la richiesta del Consiglio di prevedere come obbligatorie la citazione e comparizione dell'interessato, in mancanza delle quali il livello complessivo di garanzie dell'intera procedura risulterebbe del tutto inadeguato al rilievo primario degli interessi di rango costituzionale in gioco; tanto più in considerazione dell'eliminazione dell'appello, che implica la contrazione di un ulteriore spazio di difesa e di esercizio del contraddittorio, riducendo la procedura ad una forma meramente cartolare.

Il parere segnala, fra l'altro, che, proprio in una materia attinente alla tutela di diritti fondamentali della persona, il legislatore ha ritenuto di dover realizzare finalità acceleratorie attraverso l'abolizione di un secondo grado di giudizio di merito. Con l'ulteriore conseguenza di determinare indirettamente un aggravio del contenzioso innanzi alla Corte di Cassazione, già appesantita da un numero elevatissimo di ricorsi.

Il parere, infine, si occupa anche della razionalizzazione delle competenze in materia di minori non accompagnati, accentrate in capo al Tribunale per i minorenni, e delle procedure di identificazione dei migranti.

 

Sempre in tema di procedimenti in materia di protezione internazionale, il plenum ha approvato anche le linee guida rivolte ai dirigenti degli uffici, con riferimento alla creazione di sezioni specializzate per la trattazione dei procedimenti in materia di riconoscimento del diritto di asilo.

I criteri di cui i dirigenti dovranno tenere conto sono quelli della specializzazione, della flessibilità e della non esclusività. Si deve cioè garantire che i ricorsi siano trattati - con priorità - da magistrati che si occupino in via continuativa della materia e i dirigenti dovranno prevedere strumenti per smaltire l'arretrato ed evitare il rallentamento della trattazione degli altri procedimenti. Proprio in questa prospettiva, si invitano i dirigenti degli uffici a non incardinare i giudizi sulla protezione internazionale in sezioni che si occupino esclusivamente di questa materia. Si indica, quindi, come utile modello organizzativo, quello della creazione di gruppi di lavoro e del ricorso a magistrati di altre sezioni per fronteggiare l'arretrato.

 

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