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Paolo Borsellino

Gli incarichi di direzione

 

La sezione raccoglie i seguenti documenti:

Domande presentate:

 

Nomina a Procuratore di Marsala:

 

Nomina a Procuratore aggiunto di Palermo:

 

*****

 


Gli atti contenuti in questa sezione documentano, da un lato, le straordinarie capacità professionali del dott. Borsellino, dall’altro le difficoltà che il C.S.M. ha dovuto affrontare, in termini di regolamento interno e di contesto culturale, per consentirgli di ottenere l’incarico direttivo di Procuratore della Repubblica di Marsala, prevalendo su magistrati con maggiore anzianità di servizio, ma recessivi sotto il profilo delle attitudini e della esperienza nella repressione del fenomeno mafioso.

La nota in data 6 maggio 1985 del Presidente del Tribunale di Palermo è il parere espresso dal Presidente del Tribunale di Palermo, a corredo dell’istanza con la quale il dott. Borsellino chiedeva che il Consiglio Superiore della Magistratura, conferendogli le funzioni di consigliere di Corte di Appello, lo trasferisse a Marsala come Procuratore della Repubblica presso quel Tribunale.

Si tratta di un atto inusuale per la procedura amministrativa interessata, significativo della straordinaria stima goduta dal dott. Paolo Borsellino presso l’ufficio di provenienza.

Nella nota viene posta in risalto la non comune capacità professionale del dott. Borsellino, già emergente nei primi anni dell’esperienza professionale e sempre più consolidatasi.

In particolare, la nota sottolinea che le doti professionali del dott. Borsellino hanno trovato puntuale e ancor più luminosa dimostrazione nel corso dei mesi, durante i quali egli, insieme con il dott. Giovanni Falcone e con la validissima collaborazione di altri colleghi, ha svolto l’istruzione formale del notissimo ponderoso procedimento penale per associazione per delinquere di stampo mafioso, per più di centotrenta omicidi e per numerosissimi altri gravi reati, nei confronti di centinaia di imputati, molti dei quali di estrema ferocia e  pericolosità.

Si afferma infatti “in tale lunga (anche se breve in rapporto alla stragrande quantità di adempimenti compiuti), ardua, geniale e coraggiosa attività istruttoria, davvero rara e probabilmente irripetibile per mole, complessità e rischi e per gli importanti risultati conseguiti, assolutamente impensabili sino a qualche tempo fa, il dott. Borsellino ha profuso tutta la ricchezza della sua eccezionale competenza e preparazione, che spazia dal campo strettamente penale, a quello amministrativo, societario e di tecnica bancaria, nonché una tenace, straordinaria costanza di propositi e un impegno e una dedizione spinti fino alla totale abnegazione, rinunziando alla sua vita privata finanche con  il sacrificio dei rapporti familiari; né mai si è fermato davanti agli ostacoli, non soltanto di mezzi e di strutture ma, a volte, anche di incomprensioni, non sempre disinteressate, che avrebbero potuto smontare chi, a differenza di lui e dei colleghi del suo ufficio, non avesse avuto la ferma convinzione e la ferrea volontà di operare veramente e in via esclusiva per il trionfo della giustizia e la difesa degli onesti, per altro nel pieno rispetto della legalità”.

Emerge, quindi, il valore della versatilità e della ricchezza culturale di Paolo Borsellino, ed ancora le doti di coraggio, abnegazione e l’altissima spinta ideale.

I verbali delle sedute del 21 e 22 maggio 1986 concernenti la copertura del posto di Procuratore della Repubblica di Marsala sono indubbiamente documenti di enorme rilievo, sia ordinamentale, che politico. Quanto al primo profilo, tenuto conto del quadro regolativo, all’epoca vigente, il dibattito svoltosi in Plenum evidenzia come il principio, cosiddetto delle fasce, introdotto nel 1983, fosse nato dall’esigenza di limitare certi eccessi di discrezionalità, e fosse stato temperato successivamente dalla cosiddetta «direttiva antimafia» elaborata dal Comitato Antimafia del C.S.M., che valorizzava invece attitudini, meriti ed esperienza nella lotta alla criminalità organizzata.

Secondo tale prospettiva, il Plenum, aderendo alla proposta della commissione incarichi direttivi, ed alle tesi del relatore prof. Tosi, ha rilevato che, in relazione allo specifico posto vacante e avuto riguardo anche alla peculiarità ambientale e delinquenziale, che caratterizzava il circondario del Tribunale presso cui opera la Procura della Repubblica di Marsala, i maggiori titoli di specifica competenza e professionalità non potevano non riconoscersi in capo al dott. Borsellino, magistrato operante, fin dal suo ingresso in carriera, in uffici fortemente interessati dal fenomeno mafioso, con i risultati a tutti già ben noti.

In particolare, merita rilievo, per quanto appresso si dirà, circa il valore politico della delibera, soprattutto nella lettura datane da Leonardo Sciascia, in un editoriale, pubblicato sul Corriere della Sera il 10 gennaio 1987, la posizione dell’altro aspirante più anziano, dott. Giuseppe Alcamo.

Con riferimento a quest’ultimo magistrato, il relatore chiariva che: “la positiva impressione, che già deriva dalla lettura degli atti è stata ai suoi occhi, maggiormente amplificata, dalla audizione,  la quale ha messo in evidenza le eccellenti doti di tale magistrato. Nel corso della audizione è stato però questi stesso anche nel tratto di grande dignità definibile come, «magistrato gentiluomo» che con schiettezza e lealtà ha indicato quella che può essere una sua lacuna, a lui assolutamente non imputabile, con riferimento al posto in discussione. Vale a dire il fatto che egli non fosse stato investito, e ciò ovviamente non per sua responsabilità, di particolari processi di stampo mafioso.”.

Nel corso della discussione plenaria, è emersa quindi prepotentemente la questione del parametro nodale per l’attribuzione degli incarichi direttivi, all’epoca fondato sul principio dominante dell’anzianità senza demerito. Considerato però che il demerito era difficile da dimostrare, questo meccanismo si risolveva essenzialmente nel criterio dell’anzianità pura. Il criterio opposto era ovviamente quello della scelta discrezionale basata solo su valutazioni professionali.

Dall’analisi del dibattito in Plenum si intuisce in modo chiaro la preoccupazione di qualche componente, che, nelle sue scelte, il C.S.M. potesse farsi condizionare dalla notorietà dei magistrati interessati, “perché ciò significherebbe incentivare il protagonismo dei giudici che, tra i suoi deleteri effetti, avrebbe anche il ritorno ad un deprecabile carrierismo”.

Contro l’idea di privilegiare i magistrati, che godono di maggiore notorietà a livello nazionale, si sosteneva che “elementari criteri di buona amministrazione avrebbero dovuto invece indurre all’applicazione delle regole vigenti, respingendo l’illusione, smentita dall’esperienza dei magistrati, di poter individuare sempre l’uomo giusto al posto giusto e attribuendo gli opportuni riconoscimenti ai magistrati più bravi, nel rispetto delle suddette  regole”.

Altro consigliere intervenuto nella discussione criticava il carattere «emblematico» del magistrato da scegliere, quale pericolosa forma di arretramento rispetto alla cultura dell’indipendenza del Giudice che “appare estremamente rischioso, in quanto non consente al magistrato di esercitare le proprie funzioni nel modo più sereno e regolare: pertanto, i giudici avrebbero tutto da perdere e ben poco da sperare dal consolidamento di criteri di questo tipo”.

Il dibattito in Plenum sulla delibera in questione è risultato quindi particolarmente teso e lacerante, in quanto la scelta di derogare al criterio delle fasce appariva oggettivamente priva di precedenti, e costituiva una eccezione ai principi, di carattere legislativo e regolamentare, fino ad allora sempre applicati per il conferimento degli incarichi  direttivi.

Taluni osservatori fanno risalire addirittura a tale travagliata deliberazione e alle polemiche, che ne inevitabilmente ne scaturirono, compreso il già citato articolo di Leonardo Sciascia, le radici più profonde della decisione del C.S.M. di due anni dopo, nel merito diametralmente opposta, di preferire il dott. Antonino Meli a Giovanni Falcone per l’incarico di capo dell’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo.

 

(testo curato dal Cons. Pierantonio Zanettin)

 


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