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Giovanni Falcone

Le valutazioni di professionalita'

 

La sezione raccoglie i seguenti documenti:


 

Ricordare le principali tappe del percorso professionale di Giovanni Falcone significa non solo fissare le ‘pietre miliari’ di un vissuto individuale, ma anche ripercorrere i passaggi fondamentali di un’esperienza umana, che si è intrecciata con molte importanti vicende che hanno interessato la magistratura siciliana e italiana, della quale egli è diventato indiscutibilmente un ‘simbolo’.

E non può considerarsi frutto di casualità che questo sforzo sia stato profuso dal Consiglio Superiore della Magistratura nel corso dell’anno consiliare nel quale sono state opportunamente ripristinate le competenze, attribuite alla Sesta Commissione, che già in passato erano state riconosciute a speciali commissioni consiliari, costituite per affrontare i problemi posti all’amministrazione della giustizia in materia di corruzione e di contrasto ai fenomeni della criminalità organizzata e terroristica.

Giovanni Falcone nacque a Palermo il 18 maggio 1939.

Laureatosi in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode, discutendo una tesi in diritto amministrativo, a venticinque anni superò brillantemente il concorso per uditore giudiziario e, nel giugno del 1964, venne assegnato al Tribunale di Palermo per il tirocinio, all’esito del quale fu destinato alla Pretura di Lentini, dapprima come vice pretore e poi, a far data dal 10 febbraio 1967, come pretore. Trasferitosi a domanda presso la Procura della Repubblica di Trapani, vi svolse le funzioni di sostituto procuratore dal 3 ottobre del 1967 al 3 novembre del 1970, istruendo e sostenendo la pubblica accusa in delicati procedimenti, anche afferenti alla materia della criminalità organizzata di tipo mafioso. Successivamente si trasferì presso il Tribunale di Trapani, dove, dal 3 novembre 1970 al 12 luglio 1978, svolse funzioni giudicanti nel settore penale, prevalentemente in qualità di giudice istruttore.

Già in questa fase iniziale della sua carriera, Falcone si distinse per le spiccate capacità professionali e per la non comune abnegazione, testimoniandolo la nota di elogio del Presidente del Tribunale di Trapani del 4 aprile 1977 e gli encomiastici pareri resi, nei suoi confronti, dal Consiglio giudiziario presso la Corte d’appello di Palermo nell’ottobre 1979 e nel novembre 1984.

Trasferitosi in seguito presso il Tribunale di Palermo, dopo un iniziale periodo nella sezione fallimentare, vi svolse, in via esclusiva, le funzioni di giudice istruttore per dieci anni (dal 4 ottobre 1979 al 27 ottobre 1989), procedendo, dapprima da solo e poi nel pool antimafia, all’istruzione di tutti i più gravi processi in tema di criminalità mafiosa e di traffico di stupefacenti trattati dall’Ufficio di appartenenza.

Quest’ulteriore fase del percorso professionale, dedicata ad un impegno costante nella lotta alla criminalità organizzata, segnò in maniera indelebile la sua immagine di magistrato  antimafia.

Testimoniano con evidenza il valore delle sue iniziative e la qualità dei relativi risultati le note di elogio del Presidente del Tribunale di Palermo del 25 febbraio 1982 e del 27 agosto 1982, l’ulteriore nota di elogio del medesimo Capo dell’Ufficio del 23 novembre 1985 relativa al deposito dell’ordinanza-sentenza istruttoria nell’ambito del cd. “maxiprocesso” (che vedeva imputate 707 persone ed elevate, nei confronti delle stesse, un numero ancor maggiore di contestazioni, per lo più gravissime); l’invito a un incontro di studio tra esperti sulla “confisca dei beni provenienti    dal traffico di sostanze stupefacenti”, indirizzatogli, in data 5 settembre 1983, del direttore della divisione stupefacenti dell’O.N.U.; l’invito a un incontro internazionale sul tema dello “studio delle attività della criminalità organizzata e dei possibili rimedi operativi nel campo della   cooperazione internazionale” (svoltosi poi il 9 gennaio 1984), indirizzatogli, in data 24 ottobre 1983, dall’ambasciata del Canada in Italia; la designazione alla partecipazione a un incontro di esperti sul tema della confisca dei proventi del traffico di droga (che si sarebbe tenuto a Vienna, presso la sede dell’O.N.U., dal 29 ottobre al 2 novembre 1984), effettuata dal Ministero di grazia e giustizia in data 9 ottobre 1984; l’invito a partecipare, quale relatore, a un seminario sulla criminalità organizzata per i giudici del Guatemala, rivoltogli dalla Harvard Law School in data 18 maggio  1988.

Negli anni della sua permanenza presso l’Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, diretto dapprima dal consigliere istruttore Rocco Chinnici (assassinato, unitamente agli uomini della sua scorta, il 29 luglio 1983; le sentenze emesse nei processi relativi al suo omicidio sono disponibili qui) e poi dal consigliere istruttore Antonino Caponnetto, Falcone, grazie al bagaglio di conoscenze acquisite in anni di quotidiano lavoro, divenne l’anima del pool di magistrati che tale ufficio componevano, presentando altresì domanda per il conferimento dell’incarico semidirettivo, a seguito del pensionamento del dott. Caponnetto. Come si avrà modo di approfondire in altra sezione, va ricordato che il Consiglio Superiore della Magistratura gli preferì tuttavia, a maggioranza, l’altro candidato, dott. Antonino Meli, di lui notevolmente più anziano, ma privo di un’altrettanto vasta esperienza specifica; dott. Meli che, in forza dell’antitetica idea di gestione dell’ufficio di cui era portatore, giunse, di lì a poco, a sciogliere il pool.

Sfuggito il 20 giugno 1989 a un attentato organizzato dalla criminalità mafiosa nei pressi dell’abitazione in cui dimorava, nella località palermitana dell’Addaura (le sentenze emesse in merito all'attentato sono disponibili in questa sezione), Falcone, con delibera del successivo 28 giugno 1989, fu nominato procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, ufficio ove prese possesso il 27 ottobre dello stesso anno, iniziando a occuparsi, fin da subito, della direzione e del coordinamento del pool antimafia ivi esistente, giusta delega dell’allora procuratore della Repubblica.

Nel quadriennio compreso tra il 1988 e il 1991 ricoprì taluni prestigiosi incarichi extragiudiziari. Giusta decreto del Ministro di grazia e giustizia del 6 giugno 1988, rivestì l’incarico di componente della Commissione ministeriale per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario al nuovo processo penale; dopo essere stato autorizzato dal Consiglio Superiore della Magistratura il 5 aprile 1989, prestò attività di collaboratore della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari; sulla base del decreto del Ministro di grazia e giustizia del 29 marzo 1990, svolse attività di componente della Commissione ministeriale per le integrazioni e correzioni del nuovo codice di procedura penale.

Con delibera consiliare del 27 febbraio 1991, Giovanni Falcone fu nominato Direttore generale degli Affari penali, delle grazie e del casellario, profondendo da subito tutto il proprio impegno affinchè gli uffici da lui diretti svolgessero al meglio le funzioni di sostegno e di servizio all’attività giudiziaria, in particolare nei settori della criminalità organizzata e dell’assistenza giudiziaria internazionale. Nell’espletamento di tale incarico, con decreto ministeriale dell’8 marzo 1991, fu designato componente della Commissione centrale per la definizione e l’applicazione dello speciale programma in favore di coloro che collaborano con la giustizia e dei loro congiunti e conviventi.

In questo periodo, anche a seguito di taluni esposti presentati nei suoi confronti dal prof. Leoluca Orlando, all’epoca ex Sindaco di Palermo, dal prof. Alfredo Galasso e dall’avv. Giuseppe Zupo, concernenti l’utilizzo degli atti raccolti nell’istruttoria del cd. “maxiprocesso”(le sentenze emesse per il cd. "maxiprocesso" sono disponibili in questa sezione), venne audito dalla I Commissione referente del C.S.M. il 15 ottobre 1991.

Il 19 dicembre 1991 presentò domanda per il conferimento dell’ufficio direttivo di Procuratore Nazionale Antimafia (si vedano i pareri del Consiglio giudiziario presso la Corte d'appello di Palermo in data 7 gennaio e 18 gennaio 1992); posto in relazione al quale, il 24 febbraio 1992, ottenne, in sede di V Commissione referente, due soli voti (tre furono espressi in favore del candidato, dott. Cordova, e uno in favore del candidato, dott. Lo Iacono).

La sua vita, quella di sua moglie che si trovava in sua compagnia e quelle dei componenti della scorta preposta alla sua tutela, vennero stroncate dall’attentato dinamitardo del 23 maggio 1992, voluto ed organizzato da esponenti di vertice dell’organizzazione mafiosa denominata “Cosa Nostra”.

(il testo è stato curato dal Cons. Ercole Aprile)


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