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Giovanni Falcone

Gli incarichi di direzione

La sezione raccoglie i seguenti documenti: 


I documenti pubblicati riguardano, tra gli altri, la delibera dell’Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura del 19 gennaio 1988, relativa al conferimento dell’ufficio direttivo di consigliere istruttore presso il Tribunale di Palermo, la delibera dell’Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura del 28 giugno 1989, avente ad oggetto il conferimento al dott. Giovanni Falcone dell’ufficio semidirettivo di Procuratore aggiunto di Palermo, il curriculum professionale in data 8 gennaio 1992 presentato dal dott. Giovanni Falcone nell’ambito del procedimento relativo al conferimento del posto di Procuratore Nazionale Antimafia e il verbale dell’audizione del magistrato nell’ambito del medesimo procedimento, svoltasi il 24 febbraio 1992, avanti alla Commissione per il conferimento degli uffici direttivi.

Si tratta di atti relativi a procedimenti nei quali sono state valutate le esperienze e le competenze professionali del dott. Falcone alla luce della normativa all’epoca vigente.

La lettura dei documenti evidenzia la problematica relazione tra anzianità e attitudini professionali che ha determinato, a partire da questa vicenda, l’inizio di un percorso evolutivo della normativa primaria e secondaria finalizzato a conferire centralità al profilo attitudinale.


La nomina di Antonio Meli a capo dell’Ufficio istruzione di Palermo.

Il documento pubblicato è l’estratto del verbale della seduta del 19 gennaio 1988, tenuta dall’Adunanza Plenaria del C.S.M., avente ad oggetto il conferimento dell’ufficio direttivo di consigliere istruttore presso il Tribunale di Palermo.

All’esito della discussione, il Consiglio ha approvato – con 14 voti favorevoli, 10 contrari e 5 astensioni – la proposta per il conferimento dell’ufficio indicato al dott. Antonino Meli, magistrato di Cassazione nominato alle funzioni direttive superiori, all’epoca Presidente di Sezione della Corte di Appello di Caltanissetta.

La procedura concorsuale si è svolta entro la cornice regolativa precedente la riforma dell’ordinamento giudiziario (2005 – 2007), trovando all’epoca applicazione la disciplina dettata dalla legge n. 831 del 1973 e le Disposizioni consiliari in tema di conferimento di uffici direttivi del  4 marzo 1982.

Si trattava di un regime giuridico ispirato alla prioritaria valutazione dell’anzianità di servizio, con adeguata valenza assegnata, in via successiva e concorrente, ai valori attitudinali e di merito.

Proprio sulla base della disciplina allora vigente, il Consiglio ha ritenuto, in applicazione dei criteri “dell’anzianità, delle attitudini e del merito opportunamente integrati tra loro, ineludibile la prioritaria considerazione in favore del dott. Antonino Meli, il quale adeguatamente coniuga alla maggior anzianità di ruolo, un quadro, professionale più che apprezzabile sui profili attitudinali e di merito e, conclusivamente, del tutto tranquillante circa la sua piena idoneità alla reggenza dì un ufficio direttivo di tanta delicatezza e importanza”.

Tale conclusione è stata rassegnata, nella delibera, pur tenuto conto del confronto specifico del dott. Meli con l’aspirante dott. Falcone, osservandosi che “se innegabili e particolarissimi sono i meriti acquisiti da questo ultimo nella gestione razionale, intelligente ed efficace – animata da una visione culturale profonda del fenomeno criminale in oggetto e da un coraggio e da un’abnegazione a livelli elevatissimi – dei compiti istruttori attinenti ai più gravi processi per la repressione della criminalità mafiosa, tuttavia, queste notazioni non possono essere invocate per determinare uno scavalco di sedici anni circa. Una siffatta scelta condurrebbe.. all’annullamento sostanziale di un requisito di legge e renderebbe arbitrario, anzi illegittimo l’operato dell’organo”.

Negli interventi dei componenti contrari alla nomina del dott. Meli, emerge, di contro, l’affermazione per cui “la professionalità del dott. Falcone è talmente eccezionale da consentirgli di superare un divario di anzianità anche maggiore rispetto a quello attuale”.

In particolare, il dibattito si concentra sul contenuto e sui limiti del potere discrezionale di valutazione del C.S.M.

I sostenitori del dott. Mele evidenziano che l’anzianità appare non solo quale temperamento della discrezionalità ma “è anche un elemento dotato di una sua intrinseca e non strumentale razionalità, nel senso che essa distingue la gestione della magistratura da logiche manageriali di pura utilità”.

Si sottolinea, inoltre, che il conferimento di un ufficio direttivo non può porsi quale “premio alla carriera  del  magistrato”.

Per contro, i sostenitori del dott. Falcone obiettano ad una ricostruzione formalistica del requisito dell’anzianità una lettura dinamica e innovativa del profilo  attitudinale.

Sostengono, in particolare, che il Consiglio non può essere guidato nelle sue scelte dal “criterio dell’anzianità senza demerito” ma che occorre valorizzare l’esperienza maturata sul campo e i risultati conseguiti.

A questo proposito evidenziano l’indiscutibile “specializzazione conseguita dal dott. Falcone nella  lotta alla criminalità organizzata mafiosa”, la sua professionalità specifica derivante dalla conoscenza dall’interno dell’ufficio a concorso e, dunque, la garanzia di continuità nella direzione dell’ufficio che la scelta del dott. Falcone avrebbe potuto assicurare.

Il dibattito sviluppatosi in questa occasione anticipa in modo storicamente significativo gli approdi cui sono successivamente pervenuti il Legislatore e il Consiglio Superiore della Magistratura nel ridefinire il rapporto tra anzianità e attitudini nelle procedure di conferimento degli incarichi direttivi.

Progressivamente, infatti, l’anzianità si è trasformata da criterio principale di valutazione in criterio meramente sussidiario, la cui funzione è soltanto quella di validazione delle esperienze professionali acquisite dai candidati.

Le attitudini, per contro, costituiscono il perno della valutazione di idoneità e la definizione del loro contenuto si fonda sulla individuazione di esperienze professionali significative sulla base dei risultati raggiunti e delle specificità che caratterizzano il singolo ufficio a concorso.

Dunque, proprio quegli aspetti che nel dibattito dell’Assemblea Plenaria emergevano quali elementi dotati di minor peso rispetto all’anzianità rappresentano ora fattore decisivo nel giudizio comparativo attitudinale.


La nomina di Giovanni Falcone a Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

Il documento pubblicato è il verbale della seduta dell’Assemblea Plenaria del 28 giugno 1989 avente ad oggetto il conferimento al dott. Giovanni Falcone dell’ufficio semidirettivo di Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Palermo.

All’esito della discussione, il Consiglio ha deliberato all’unanimità la nomina evidenziando i risultati conseguiti dal dott. Falcone nell’azione di contrasto alla criminalità organizzata mafiosa e ha riconosciuto come il magistrato avesse conseguito “una specifica idoneità a ricoprire questo posto anche in funzione dell’esigenza di continuità investigativa contro la delinquenza organizzata”.

Per ogni più opportuna contestualizzazione della delibera, occorre tener conto che la medesima segue di soli otto giorni l’attentato che il dott. Falcone ebbe a subire presso la località siciliana dell’Addaura, fortunosamente fallito.

Proprio in considerazione di tale gravissimo evento, la delibera consiliare in questione, oltre ad attestare solidarietà al dott. Falcone, testimoniandone il valore ed il coraggio, nel contempo, esprime “una particolare soddisfazione per il clima unitario che si è creato… dopo le tensioni dell’ultimo anno, tensioni sulle quali il Consiglio ha esercitato un’opera di mediazione”.

Nel medesimo verbale, si da’ atto con apprezzamento che “i magistrati che concorrevano con il dott. Falcone si sono determinati a ritirare la loro domanda con l’intento di facilitare la collocazione dell’uomo giusto, facendosi carico proprio delle difficoltà che sarebbero venute al Consiglio Superiore nell’ipotesi in cui queste domande non fossero state revocate”.

Riecheggia, in questo passaggio, la questione, già emersa in sede di nomina del dott. Meli a consigliere istruttore, della possibile verificazione di una distonia, nel conferimento di un ufficio direttivo, tra la scelta dell’”uomo giusto al posto giusto”, secondo un criterio attitudinale in concreto, rispondente ad una valutazione sostanziale del merito in relazione alla realtà complessiva, ovvero l’”uomo giusto”, come colui primeggia sulla base della piena regolarità formale, cioè secondo i criteri astratti di legge (all’epoca ancora soprattutto  l’anzianità).

Può dirsi, che il superamento di questo possibile disallineamento è uno dei migliori frutti dell’evoluzione del sistema regolativo, soprattutto di fonte secondaria, in particolare alla luce   della recente modifica del Testo unico sulla dirigenza giudiziaria, che assegna definitiva priorità a parametri meritocratici ed attitudinali, valutati nella loro reale ed effettiva concretizzazione.


Il procedimento relativo al conferimento del posto di Procuratore Nazionale Antimafia e il verbale dell’audizione di Giovanni Falcone

Il documenti pubblicati attengono al procedimento per il conferimento dell’incarico di Procuratore Nazionale Antimafia e riguardano il profilo professionale redatto dal dott. Falcone e presentato al C.S.M. in data 8 gennaio 1992, nonché la sua audizione svoltasi il 24 febbraio 1992 avanti la Commissione per il conferimento degli uffici direttivi.

Nella scheda di autorelazione presentata per il conferimento dell’incarico il dott. Falcone descrive le esperienze maturate dall’ingresso in magistratura:

“Sostituto procuratore della Repubblica di Trapani dal 3 ottobre 1967 al 3 novembre 1970, trattando gravi e complessi procedimenti, soprattutto in materia di criminalità mafiosa;

giudice del Tribunale di Trapani dal 3 novembre 1970 al 12 luglio 1978, svolgendo prevalentemente le funzioni di giudice istruttore penale, occupandosi ancora, in tale qualità, di gravi processi di  mafia;

trasferito al Tribunale di Palermo dopo aver svolto per un anno l’attività di giudice fallimentare, ha ripreso in via esclusiva le funzioni di giudice istruttore dal 4 ottobre 1979 al 27 ottobre 1989, procedendo, prima da solo, e poi con i colleghi del pool antimafia all’istruzione dei più gravi processi di mafia e di traffico di stupefacenti;

nominato procuratore aggiunto presso il Tribunale di Palermo, ha preso possesso del nuovo incarico il 27 ottobre 1989 e si è occupato in via assolutamente prevalente di indagini antimafia, essendo stato incaricato, giusta delega del Procuratore della Repubblica di Palermo, della direzione e del coordinamento del pool antimafia;

nominato direttore generale degli affari penali delle grazie e del casellario con decreto ministeriale del 27 febbraio 1990, ha compiuto ogni sforzo affinché gli uffici da lui diretti svolgessero al meglio le loro funzioni   di sostegno e di “servizio” dell’attività giudiziaria, con particolare riferimento ai problemi riguardanti la criminalità organizzata e l’assistenza giudiziaria internazionale”.

Tutte le esperienze professionali rappresentate dal dott. Falcone nel suo curriculum vengono rigorosamente documentate attraverso l’indicazione dei risultati raggiunti e comprovati da riscontri oggettivi emergenti dagli atti allegati dal    magistrato.

Deve notarsi che il curriculum risulta esposto in maniera chiara e sintetica, senza indugiare in riferimenti autoelogiativi e senza alcuna autoreferenzialità.

Analoghe caratteristiche di essenzialità, obiettività e forte innovatività connotano le osservazioni svolte dal dott. Falcone nel corso della sua audizione avanti la competente Commissione consiliare. Rispondendo alle numerose domande che gli venivano rivolte dai componenti del Consiglio, egli ricostruisce con lucidità le funzioni del Procuratore Nazionale Antimafia, soffermandosi, in particolare, su quelle di coordinamento e di impulso.

Sotto tale profilo il magistrato evidenzia come tali funzioni debbano essere espressione non di un principio gerarchico ma debbano costituire garanzia di efficacia investigativa fondata in primo luogo sulla circolarità delle informazioni rilevanti.

Si sofferma poi sulla necessità di affermare all’interno della Procura Nazionale Antimafia il criterio di specializzazione e di diversificazione delle competenze, rimarcando altresì l’importanza della conoscenza di ogni specificità territoriale.

Sottolinea anche la necessità che le investigazioni in materia di criminalità organizzata siano sempre estese all’ambito sovranazionale, con ciò segnalando il carattere nevralgico dei rapporti con le autorità giudiziarie e di polizia degli altri   paesi.

In relazione a questo specifico aspetto, pone in risalto come anche nei rapporti con la Direzione Investigativa Antimafia assumano carattere centrale le investigazioni internazionali oltre a quelle preventive.

Emerge, pertanto, una visione strategica e lungimirante del ruolo del Procuratore Nazionale Antimafia alla quale il dott. Falcone era già pervenuto grazie alla sua grande esperienza professionale; una visione, questa, che ha in seguito trovato piena conferma nella fisionomia in concreto assunta dal Procuratore Nazionale Antimafia nell’ambito dell’ordinamento giudiziario italiano.

(il testo è stato curato dal Cons. Claudio Galoppi)


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