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Giovanni Falcone

23 maggio 1992, ore 17.56

Palermo, 25 maggio 1992: il plenum del Csm, presieduto dal sen. Giovanni Spadolini, nella qualità di Presidente supplente della Repubblica, si riunisce, in seduta straordinaria a Palermo, nell'aula magna della Corte d'appello, per commemorare le vittime della strage.


Introduzione alla sezione

Giovanni Falcone fu ucciso a Capaci, in provincia di Palermo, alle ore 17.56 del 23 maggio 1992, assieme alla moglie, Francesca Morvillo, anch’ella magistrato, e a tre uomini, addetti alla sua tutela, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani (gli atti processuali della strage sono disponibili in questa sezione).

Dopo 25 anni, il Consiglio Superiore della Magistratura ha scelto di pubblicare gli atti relativi alla sua vita professionale.

Si tratta di numerosi e corposi documenti, tutti relativi al suo complesso e sofferto rapporto col C.S.M., che, da più di un ventennio, giacevano, ormai ingialliti dal tempo, in un fascicolo personale, chiuso, dopo il drammatico attentato, dentro un armadio di sicurezza.

L’Istituzione consiliare, innanzi tutto, intende, con questa iniziativa, rendere omaggio ad un magistrato, che ha offerto tutto se stesso, a protezione delle libertà e dei diritti dei cittadini.

Rendere conoscibili gli atti relativi alla storia professionale di Giovanni Falcone significa, infatti, celebrare un servitore valoroso dello Stato, una personalità che la coscienza collettiva colloca nel novero dei simboli della legalità, insieme a figure, altrettanto straordinarie, quale quella di Paolo Borsellino, a cui pure il Consiglio, in occasione del venticinquennale della scomparsa, dedicherà una speciale commemorazione.

Offrendo la conoscenza storica dei propri interna corporis, con una divulgazione piena degli stessi - pubblicati per esteso anche sul portale istituzionale – il C.S.M., senza retorica, ravviva e nutre la memoria, per “non dimenticare”.

Il Consiglio non pretende di offrire una ricostruzione o spiegazione storica degli avvenimenti di quegli anni, ma semplicemente – in questa particolare ricorrenza – pone a nudo il vissuto consiliare, proprio come lo si ritrova nei fascicoli in archivio.

Un’iniziativa, quindi, che si muove nell’idea della trasparenza e conoscibilità degli atti offerti  in lettura, insieme alla voce ed alla testimonianza dei protagonisti dell’epoca.

La realtà documentale, fotografata nella sua originaria consistenza cartolare, viene così restituita scarna e diretta, netta ed integra, come ciascuno potrà personalmente valutarla. Solo così, senza enfasi, il ricordo si rende rievocazione vera ed autentica.

In particolare, il lettore sarà in grado di intendere direttamente le parole di Giovanni Falcone, scritte nelle sue lettere o pronunciate nelle sue lunghe audizioni, proprio le occasioni in cui Egli stesso si sentiva “messo nelle condizioni di libertà per poter dire quello che  penso”.

Il ricordo vale, certo, a commemorare ma, insieme, a tentare di raccogliere i frutti dell’esperienza storica di quegli anni, vissuti assieme dal magistrato, dal C.S.M. e dalle Istituzioni, un’esperienza memorabile, che ha segnato la storia repubblicana.

Una delle aree che restava ad oggi non sufficientemente esplorata della storia di Giovanni Falcone, almeno nelle forme di una conoscenza autentica delle vicende, era proprio il suo rapporto con l’Organo di governo autonomo, tema che richiedeva, dunque, di essere integralmente disvelato, in tutta la varietà di toni e contenuti che lo caratterizza.

Si parla dei contrasti all’interno del pool antimafia di Palermo, degli esposti ricevuti per presunte anomalie nelle attività istruttorie, delle intuizioni avanguardistiche sulle strategie antimafia e di altro ancora. Il clima è spesso teso, talora Falcone mette in difficoltà i suoi interlocutori consiliari (“.. gli hai fatto saltare i nervi..”), e, alle volte, viene, a propria volta, duramente accolto (“io non sono abituato ad essere trattato in questa maniera.. anch’io ho una dignità da difendere”), ricevendo, subito, adeguate scuse; ma, Giovanni Falcone non manca mai di attestare, in ogni occasione, “il rispetto nei confronti del Consiglio e la sensibilità che questo Consiglio ha dimostrato”, rilevando di “non essersi mai sentito   solo”.

Oltre a ridare voce a Giovanni Falcone, come emergente dalle sue lunghe audizioni, la documentazione dimostra che la relazione tra Falcone ed il C.S.M. si polarizzi intorno ad alcune questioni nodali  (il  conferimento  degli  uffici  direttivi,  l’organizzazione  del  lavoro  giudiziario e l’indipendenza dei magistrati, il collocamento fuori ruolo), che continuano a costituire i temi essenziali e difficili del governo autonomo.

La sua storia individuale diviene, per questa via, il paradigma di un assetto generale, rispetto al quale è necessario chiedersi, in questi ultimi 25 anni, quali passi avanti siano stati eventualmente compiuti e se il contributo di Falcone abbia avuto frutti nella vita consiliare. Interrogativi questi che sembrano riecheggiare nella sua celebre frase: “gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.

La diretta consultazione dei documenti consente, inoltre, di risalire al reale sviluppo motivazionale delle delibere, facendosi così tesoro dell’esperienza di quegli anni, quale che ne sarà la valutazione finale di ciascun lettore.

Su questa linea di riflessione, la scelta di apertura all’esterno degli archivi, inserita entro una direttrice ordinamentale più ampia, che questa consiliatura sta fortemente sostenendo, improntata alla trasparenza, conoscibilità e verificabilità dei percorsi amministrativi e delle logiche decisionali seguite, intende valorizzare l’eredità di Falcone, quale personalità così altamente rappresentativa, interrogando lo stesso Organo di governo autonomo sui modi del proprio agire.

Il C.S.M. adempie, infatti, alle proprie prerogative costituzionali, di garanzia dei valori fondanti della giurisdizione, in quanto beni appartenenti alla generalità dei cittadini e, dunque, contribuisce alla possibilità di comprensione e condivisione, anche storica, della sua identità e delle sue funzioni. La verità del rapporto tra Giovanni Falcone ed il C.S.M., messa finalmente in chiaro, resterà per sempre ad esprimere, nei voti dell’intero Organo consiliare, un durevole ed autentico segno di  riconoscenza, accompagnato da una precisa assunzione d’impegno, in quanto – richiamando le evocative parole del Presidente, Sergio Mattarella – “l’impegno è strettamente legato alla memoria. Memoria e impegno interagiscono: sono termini che indicano continuità”.

(il testo è stato curato dal Vicepresidente Giovanni Legnini)


Presentazione del volume curato dal CSM nel venticinquesimo anniversario della strage di Capaci

La raccolta degli atti consiliari, di seguito proposta, tanto rilevante e significativo è il suo contenuto, si presenta, evidentemente, da se stessa.

Queste brevi osservazioni preliminari hanno, dunque, solo la funzione di definire, in maniera molto sintetica e semplice, i modi e le forme con cui ha preso vita ed ha trovato definitivo compimento questo volume, di forte caratterizzazione istituzionale.

In vista della ricorrenza del venticinquennale dell’attentato di Capaci, che ha portato alla morte il giudice Giovanni Falcone, il giudice Francesca Morvillo ed il personale della scorta, il Comitato di Presidenza ha inteso organizzare un Plenum straordinario commemorativo. Con l’occasione, è stato conferito l’incarico all’Ufficio Studi e Documentazione di predisporre una pubblicazione, reperendo la documentazione riguardante i rapporti tra Falcone ed il C.S.M.

L’Ufficio Studi del Consiglio, d’intesa col Vice Presidente e con la Sesta Commissione referente, ha dunque proceduto alla difficile opera di ricerca, raccolta e riordino degli atti consiliari di possibile interesse. L’attività di reperimento si è, da subito, rivelata non agevole, soprattutto perché, all’indomani della strage di Capaci ed esaurite le pratiche amministrative post mortem, il fascicolo personale di Giovanni Falcone e tutta una serie di atti collaterali che lo riguardavano, sono stati chiusi, senza alcuna formale catalogazione organica, in un armadio blindato, nel caveau di sicurezza del  Palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio.

Per venticinque anni, quell’archivio è rimasto inalterato nel suo contenuto.

La complessità della ricerca si è ulteriormente complicata a seguito della constatazione – subito acquisita – che gli atti consiliari, che trattavano della posizione di Falcone, non erano solo quelli contenuti nel suo fascicolo personale, ma erano collocati anche all’interno di pratiche non direttamente attinenti alla sua persona.

Con diligenza e coscienziosità, proprio per recuperare tutti questi atti extravagantes, si sono così esplorate le imponenti fonti documentali del Comitato antimafia del C.S.M., l’immenso archivio degli ordini del giorno plenari, gli innumerevoli fascicoli interni delle singole Commissioni referenti, soprattutto la Prima e la Nona.

Questa impegnativa attività di riesumazione documentale, condotta in ambiente di massima sicurezza e riservatezza, ha portato al ritrovamento di centinaia di documenti: l’enorme ampiezza del materiale complessivamente reperito non era stata, dapprincipio, neppure lontanamente preventivata. Questo rilievo, circa l’estrema copiosità degli atti rinvenuti (migliaia di pagine), alla base della scelta editoriale di cui poi meglio si dirà, merita una preliminare spiegazione, dedicata soprattutto al lettore che non sia un addetto ai lavori, e sembra utile anche per dare una prima luce sul quadro ordinamentale e storico entro cui le vicende professionali di Giovanni Falcone si sono venute svolgendo. Intanto, la vastità dei materiali acquisiti è diretta conseguenza di un assetto regolativo, rimasto quasi immutato, almeno sotto questo aspetto, dai tempi di Falcone, che sottopone il magistrato, dalla sua nomina sino alla sua uscita dall’ordine giudiziario, ad un’osservazione continua, con diversi contenuti e finalità. Si tratta comunque di un monitoraggio il cui esito è consacrato sempre in  atti formali, che, tutti, confluiscono nel fascicolo di ciascun magistrato.

In tal senso, la storia documentale di Giovanni Falcone rappresenta un prototipo ordinamentale, paradigmatico della costanza con cui il magistrato italiano è da sempre seguito e, per conseguenza, dimostrativo della tracciabilità amministrativa di tutte le articolate vicende che caratterizzano il percorso di ciascun togato.

A questo tratto distintivo generale, si deve aggiungere la notazione in ordine alla relativa lunghezza temporale del percorso lavorativo di Falcone, divenuto magistrato già a 25 anni, per cui, nonostante la prematura morte, i fascicoli consiliari abbracciano un periodo professionale comunque lungo quasi trent’anni.

Ma, in verità, la presenza di centinaia di documenti, che vanno dai rapporti dei singoli affidatari sul tirocinio, ai verbali d’immissione nel possesso delle diverse funzioni, dalle note di elogio alle autorizzazioni agli incarichi extragiudiziari, dai pareri sulla professionalità alle lettere interne, tutta questa presenza – si diceva – è evidenza di un percorso professionale ricco, vivace, dinamico, anche conflittuale.

La meticolosità con cui sono stati ricostruiti i periodi del tirocinio del giovane Falcone, i suoi trasferimenti, le diverse valutazioni di avanzamento, le tensioni interne all’ufficio, gli sviluppi della carriera, ha consentito di definire un tracciato, un itinerario umano e professionale, di straordinario valore storico, oltre che affettivo.

Ma al di là del dato prettamente diacronico, la sorprendente ampiezza del materiale reperito si collega, certamente, alla straordinaria estensione dei singoli atti che riguardano Falcone, delibere, audizioni o relazioni che siano. I verbali delle riunioni di commissione, in cui il medesimo viene sentito, oltrepassano sempre il centinaio di pagine, attestano di sedute durate ore ed ore, a volte protrattesi anche per due giorni consecutivi. Sono ampie le note di elogio ricevute, così come le delibere di conferimento o non conferimento di uffici direttivi a Falcone.

Insomma, un personaggio con cui e di cui si è parlato davvero molto.

La mole complessiva di tali scritti è risultata tanto ampia da imporre la rinunzia al desiderio iniziale di una pubblicazione unica, omnicomprensiva.

Per conseguenza, data anche la ristrettezza dei tempi a disposizione e la difficoltà operativa di generare, da subito, una collana di volumi, si è preferito procedere ad un’iniziale selezione degli stessi, onde procedere ad una prima pubblicazione, offerta in occasione del venticinquennale della strage.

A questo fine, sono, da un lato, stati scelti, gli atti più significativi, sotto il profilo contenutistico, rispetto ai momenti più delicati e cruciali del percorso di Giovanni Falcone, dall’altro lato, si è accordata preferenza ai documenti mai mostrati all’esterno, e dunque, meritevoli di più immediata ostensione.

Subito dopo l’evento commemorativo di maggio, è, comunque, intenzione del Consiglio procedere alla pubblicazione anche della restante parte dei documenti, accompagnata, oltre che dagli interventi resi nell’occasione celebrativa, pure da una serie di riflessioni ed approfondimenti, di arricchimento e completamento dell’opera ricostruttiva della figura di Falcone, quale risultante dagli atti  interni.

Venendo, ora, più da vicino, ai modi di confezionamento dell’opera, va subito posta in luce la precisa scelta editoriale, ampiamente discussa anche coi responsabili del Poligrafico dello Stato, inerente la pubblicazione della pura riproduzione digitale dell’originale dei  documenti.

L’ipotesi, infatti, di procedere ad un volume contenente una riedizione ex novo del testo “ripulito” degli atti, in una lettura cursiva ordinata degli stessi, se, da un lato, avrebbe assicurato la possibilità di una consultazione organica, tersa ed omogenea dei testi, li avrebbe però ineluttabilmente strappati dal loro contesto cartaceo di provenienza, privandoli, anche solo nella suggestione visiva, della loro matrice di storicità ed autenticità.

La volontà istituzionale, che ha animato il progetto, semplicemente di aprire gli archivi consiliari e disvelare gli atti interni, ha, dunque, trovato più coerente espressione nella tecnica prescelta, sostanzialmente una ristampa anastatica dei documenti originali. È una metodica che supporta il preciso valore culturale dell’iniziativa, perché permette di rendere disponibili al pubblico, anche molto vasto, copie di atti, che, altrimenti, non sarebbero leggibili fuori dai luoghi di  custodia.

È venuto così alla luce un volume composto dalla riproduzione digitale “fotografica” di ogni singola pagina trovata, scansionata così come rinvenuta, nonostante le sue imperfezioni, i segni originari, le macchie, le tracce dell’invecchiamento e dell’usura.

Rispettando i singoli dettagli degli originali ed il loro “apparato iconografico”, si è, volutamente evitato di rigenerare artificiosamente i testi, proprio per lasciare – attraverso l’assoluta fedeltà della copia – la memoria storica visiva del tutto integra.

Il lettore, così come la copertina del libro vuole evocare, avrà l’impressione e la suggestione di aprire e consultare, in un toccante contatto diretto, l’originale del fascicolo personale di Giovanni Falcone.

Quanto alla struttura sistematica del volume, complessivamente la raccolta si compone di 37 documenti, numerati progressivamente, ed ordinati cronologicamente all’interno del paragrafo di appartenenza. I testi vengono forniti nella loro versione integrale, fatti salvi i passaggi (“omissis”) riguardanti pratiche non attinenti al tema qui trattato, ovvero non riportati per la tutela della riservatezza di soggetti terzi.

Sono state articolate cinque sezioni, polarizzate intorno alle aree tematiche di maggior rilievo per la conoscenza della storia consiliare di Falcone. Ciascuna Sezione è, a propria volta, articolata in paragrafi, dedicati ai principali sottotemi che vengono in rilievo, secondo un criterio logico.

Al di fuori della serie di atti riprodotti, fanno da cornice informativa ed introduttiva, rispetto ai soggetti enucleati, i contributi personali di alcuni componenti del Consiglio, che, sinteticamente, tratteggiano, in maniera ragionata, il quadro ordinamentale entro cui i singoli atti consiliari si inseriscono, per ogni più opportuna valutazione e contestualizzazione.

Come si potrà agilmente constatare, la raccolta di atti, in sé asettica e silenziosa, non ha nulla del grigiore della burocrazia e, all’opposto, risulta alla fine animata da fortissime spinte emotive e da vivaci moti dell’anima, da quello morale, a quello culturale, da quello giuridico, sino a quello, forse il prevalente, affettivo.

È il segno di un’eredità, lasciata dalla personalità (ancora) viva e vivificante di Giovanni Falcone. A Lui, questa pubblicazione, curata dall’Ufficio Studi con stile essenziale, ma anche con tanta amorevolezza ed appassionata dedizione, è dedicata, quale segno dei più alti sentimenti di omaggio

(il testo è stato curato dal Cons. Luca Palamara)


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