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Francesca Laura Morvillo

Uno sguardo d’insieme al percorso professionale.

 

La sezione raccoglie i seguenti documenti:

 


 

Nata a Palermo il 14 dicembre 1945, entra in magistratura giovanissima, seguendo le orme del padre (anch’egli magistrato a Palermo), nominata con DM 15 gennaio 1970.

Trascorre l’intera carriera in Sicilia, scegliendo un percorso orientato al servizio della giustizia e dei più deboli.

Svolge il periodo di uditorato a Palermo, per essere poi destinata, in prima assegnazione, al Tribunale di Agrigento (dove prende servizio il 10 marzo 1971). Già il 26 novembre 1971 effettua la scelta che ne segnerà la vita lavorativa: presenta domanda (poi accolta dal CSM) per essere trasferita alla Procura presso il Tribunale dei Minorenni di Palermo, con funzioni di sostituto, dove arriva il 27 gennaio 1972 e resta fino al 1988, allorquando chiede ed ottiene il trasferimento alla Corte di appello di Palermo, con funzioni di consigliere.

Nel marzo 1991 presenta varie domande di trasferimento per uffici giudiziari aventi sede a Roma. Nella domanda, scrive a mano, su foglio protocollo, la ragione: “l’esigenza di raggiungere la sede richiesta per mantenere l’unità del nucleo familiare dato che il proprio coniuge Giovanni Falcone, anch’esso magistrato, è stato destinato al Ministero di Grazia e Giustizia con l’incarico di direttore generale degli affari penali”.

Corona tale aspirazione ottenendo, pochi giorni prima della strage (la decisione del CSM è datata 11 maggio, il decreto ministeriale di nomina è del 12 maggio 1992), il prestigioso incarico di componente della Commissione giudicatrice del concorso per esami a 300 posti di uditore giudiziario, indetto con d.m. 30 dicembre 1991. Incarico che, forse, le costò la vita ma che ha lasciato un segno positivo sui tanti giovani che a quel concorso hanno partecipato.


Le eccezionali qualità professionali.

Il percorso professionale è caratterizzato da impegno e capacità professionali di assoluto rilievo.

Le valutazioni periodiche sono sempre positive, secondo i tempi previsti dalla legge: 7 dicembre 1972 nomina a aggiunto giudiziario a decorrere dal 15 gennaio 1972; 1 luglio 1970 nomina a magistrato di tribunale a decorrere dal 15 gennaio 1975; 21 luglio 1983 nomina a magistrato di appello dal 15 gennaio 1983; 4 luglio 1990 idoneità alla nomina a magistrato di cassazione a decorrere dal 15 gennaio 1990. Mai un ritardo, dunque: la regolarità delle scansioni temporali è il primo segno della impeccabilità dell’intera vita professionale di Francesca Morvillo.

Ma la lettura più interessante è quella dei rapporti informativi e pareri, che sebbene in una prosa burocratica, fanno emerge la figura di un magistrato profondamente preparato e competente.

Nel parere relativo alla “idoneità ad essere ulteriormente valutata ai fin della nomina a magistrato di cassazione” (del 26 marzo 1990) il Consiglio giudiziario di Palermo, nel sintetizzare le precedenti valutazioni ricevute da Francesca Morvillo, usa i seguenti aggettivi: “eccellente” relativamente alla preparazione, “pronto e sagace” relativamente all’intuito. Ne loda infine “l’equilibrio, la riservatezza, la facilità di eloquio”.

In ordine alla preparazione e capacità, il parere del 1990 usa questi termini: “vivido ingegno, qualificata preparazione giuridica, grande equilibrio, scrupolosa e puntuale attività, encomiabile operosità e diligenza, pregevolezza nelle motivazioni, gentilezza di modi, innata riservatezza”. Relativamente alla diligenza, vengono aggiunti: “notevole impegno, massima efficienza, zelo, spirito di servizio, tempestività e puntualità nel deposito dei provvedimenti”. Un modello, in pochi aggettivi.

Come ovvia conseguenza, il parere si concludeva con i seguenti giudizi: ottima preparazione e capacità, elevata laboriosità, esemplare diligenza, massimo e costante equilibrio.

Il Presidente della Terza Sezione penale, nel rapporto informativo del 7 febbraio 1990 (funzionale alla idoneità alla nomina a magistrato di cassazione), a sua volta, fa luce anche sulla personalità di Francesca Morvillo, che qualifica come “forte, improntata ad immediata individuazione delle scelte e a garbata fermezza nelle decisioni prese”.

Dai freddi numeri delle statistiche (qui, qui e qui) emerge un magistrato che definire, per usare la terminologia “convenzionale”, di “elevatissima produttività” è omologante e riduttivo: nel corso del 1990 ha depositato 768 sentenze, ben oltre la media dei colleghi.


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