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Mafie

Camorra

Storicamente la Camorra nasce prima della mafia e della ’ndrangheta, appena dopo la fallita rivoluzione partenopea del 1799, ma l’insieme dei fenomeni criminali che per convenzione viene chiamato “Camorra” non somiglia né alla mafia (o meglio all’organizzazione chiamata “Cosa nostra”) né alla ‘ndrangheta, anche se questo non deve far pensare che sia meno pericolosa di queste.

La Camorra, che pure era nata all’inizio dell’Ottocento come setta segreta centralizzata, sembra essere assolutamente refrattaria a qualsiasi strategia comune e a qualsiasi comando unitario.

Ogni tentativo di unificazione e verticizzazione (come il tentativo della Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo) è sempre fallito non senza enormi spargimenti di sangue.

La Camorra è dunque, un insieme di clan e bande uniti dalla tipicità delle azioni criminali e dal comune contesto in cui operano. Questa frammentazione, come detto, non rappresenta una debolezza dell’organizzazione, al contrario rappresenta una maggiore pericolosità sociale e una maggiore difficoltà per le istituzioni deputate a combattere il fenomeno.


  • Nuova Camorra Organizzata

    Conosciuta anche con l'acronimo N.C.O. la Nuova Camorra Organizzata era un'organizzazione criminale di stampo camorristico, fondata da Raffaele Cutolo, nato a Ottaviano, piccolo centro alle porte di Napoli, il quale iniziò la sua carriera criminale nel 1963 con l'omicidio di Mario Viscito.

    L'organizzazione fu creata durante la detenzione di Cutolo nel padiglione Milano del carcere di Poggioreale a Napoli.

    Raffaele Cutolo si ispirò inizialmente, anche per conferire un tratto quasi mitico all'organizzazione, ai rituali della Bella Società Riformata, l'organizzazione camorristica napoletana di XIX secolo, e della confraternita della garduna, associazione criminale spagnola del XVII secolo.

    La N.C.O. fu soppiantata dalla Nuova Famiglia, una confederazione di clan creata ad hoc da boss quali Michele Zaza, i fratelli Nuvoletta (Ciro e Lorenzo) ed Antonio Bardellino (affiliati a Cosa Nostra), e da altri capi-banda camorristi (come Carmine Alfieri, Pasquale Galasso Luigi Giuliano).

    Fu considerata estinta alla fine degli anni ottanta, quando molti dei boss furono uccisi o arrestati.

     


  • La camorra di Casal di Principe (il clan dei Casalesi)

    Il clan dei casalesi è un'organizzazione criminale che si caratterizza, all'interno della camorra, come un cartello criminale, originario della provincia di Caserta, formatosi nella seconda metà del XX secolo. Il clan dagli anni '80 è considerato una delle organizzazioni criminali più importanti e influenti d'Europa, composto da circa 150 - 160 capizona, per un totale di circa 9000 membri, ed attivo non solo nella provincia di Caserta ma anche nel Lazio meridionale, Puglia, Lombardia ed Emilia Romagna (in particolare nelle province di Modena e Reggio Emilia).

    L’organizzazione nasce nella metà degli anni ’70 dai conflitti tra “i giovani” Antonio Bardellino e Mario Iovine e gli altri clan dell’agro aversano che  Raffaele Cutolo era riuscito a federare nella Nuova Camorra Organizzata. A cavallo fra la fine degli anni’80 e l’inizio degli anni’90 il clan vive un periodo di crisi dovuto a conflitti interni che sfoceranno in un vortice di ritorsioni ed omicidi (tra cui quella dei fondatori Bardellino, Beneduce, Iovine e De Falco) e che varranno al comune italiano di Casal di Principe il sinistro primato di area urbana col più alto tasso di omicidi d'Europa.

    Questi fatti di sangue sono anche alla base della successione al vertice del clan: dai primi anni ’90 il clan è gestito da Francesco Schiavone (detto Sandokan per la sua somiglianza con l'attore Kabir Bedi) e Francesco Bidognetti (detto Cicciotto' e mezzanotte per la sua passione per i locali notturni)

    Il dominio di Schiavone e Bidognetti venne interrotto dalla maxi-operazione, nata dalla collaborazione di alcuni pentiti, e  denominata "Spartacus". Stesso nome prenderà anche la serie di processi, che si concluderanno con la condanna all’ergastolo di Schiavone e Bidognetti e determineranno la latitanza di molti altri importanti esponenti latitanti

    La sezione si apre con alcuni atti giudiziari relativi all'omicio di Don Giuseppe Diana, avvenuto per mano del clan, il 19 marzo del 1994, alle 7,20 del mattino, mentre il sacerdote si preparava per la messa nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe.

    Don Diana fu ucciso perché dedicò la vita e l’impegno pastorale alla lotta per contrastare l'illegalità: voleva educare i giovani al rispetto delle regole ed al rifiuto della complicità con la camorra ed il suo sistema di potere. Egli fu assassinato, come avvenne per don Pino Puglisi, a causa della sua "opera" e delle sue testimonianze: come quella contenuta nel suo scritto più famoso e intitolato “Per amore del mio popolo” diffuso e letto il giorno di natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e dell'Aversano.

    La lettera rappresenta un manifesto a sostegno dell'impegno contro la criminalità organizzata.

    In quel documento Don Giuseppe Diana esprime tutta la propria preoccupazione per l'impotenza delle famiglie, costrette a vedere i propri figli mandanti o vittime dei delitti della camorra. Egli definisce la camorra come una forma di terrorismo che cerca di trasformarsi in componente endemica della società, imponendo le proprie leggi attraverso l’uso della forza.

    La sezione raccoglie anche, oltre ad alcune delle sentenze rese nei procedimenti cd. Spartacus, gli atti giudiziari relativi alla cd. strage di Castel Volturno, nota anche come strage di San Gennaro, compiuta dal clan il 18 settembre 2008 che, con due operazioni distinte da parte dello stesso gruppo di fuoco, e con l'utilizzo di armi da guerra, provocò la morte di sette persone: un pregiudicato (Antonio Celiento ) e sei immigrati innocenti (nessuno di loro risultò infatti coinvolto in alcuna attività illecita). 

    In particolare:

    • le sentenze di primo grado emesse dalla Corte di assise di Santa Maria Capua Vetere (5 giugno 2001 n.11 e 23 gennaio 2003 n.4 ) nei procedimnti nei confronti degli assasissini di Don Giuseppe Diana ed i conseguenti provvedimenti di appello (Corte assise appello di Napoli, 27 marzo 2003 n. 23 e 27 giugno 2007 n. 71);
    • la sentenze di primo grado (Corte di assise di Santa Maria Capua Vetere 14 aprile 2011 n. 8) e quella di appello (Corte assise appello di Napoli 21 maggio 2013 n. 41 ) pronunciate nella cd. strage di Castel Volturno;
    • le sentenze relative al cd. Spartacus 1

     


    Allegati
    Processo di primo grado per l'omicidio di Don Giuseppe Diana

    Processo di appello per l'omicidio di Don Giuseppe Diana

    Processo di primo grado per la strage di Castel Volturno

    Processo di secondo grado per la strage di Castel Volturno

    Processo Spartacus 1 - giudizio di primo grado

    Processo Spartacus 1 - giudizio di secondo grado

    Processo Spartacus 1 - giudizio di legittimità

  • Il clan dei Casalesi - Processo "Normandia"

    Il processo cosiddetto “Normandia” ha avuto ad oggetto gli intrecci tra esponenti politici, criminalità organizzata e imprenditoria, per la concessioni di appalti pubblici.

    Dopo il processo Spartacus, ha permesso di ricostruire le dinamiche che regolano e determinano i sodalizi tra camorra, politica e imprenditoria.

    Il processo ha infatti coinvolto esponenti di spicco della politica locale, accusati di aver intrattenuto rapporti con uomini del clan dei Casalesi, e di aver dunque condizionato l’attività politica e imprenditoriale.

    I gravi reati per cui è stata riconosciuta la responsabilità a vario titolo degli imputati (dall’associazione camorristica al concorso esterno a numerosi delitti con l’aggravante mafiosa, dall’estorsione alla turbativa d’asta all’interposizione fittizia di beni) testimoniano come i casalesi abbiano infiltrato alcune amministrazioni locali campane.

    I giudici del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, hanno pronunciato 14 condanne tra cui quelle per il boss Antonio Iovine e per , Nicola Schiavone, figlio di Francesco "Sandokan" Schiavone. Altre significative condanne erano state emesse in sede di giudizio abbreviato, divenute poi definitive.  

    Il processo di appello, celebrato dalla Corte di appello di Napoli, ha visto pronunciare lievi riduzioni delle pene e, in alcuni casi, qualche proscioglimento per intervenuta prescrizione.

    La sezione ospita i provvedimenti citati

     


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