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Mafie

Banda della magliana

Il 3 ottobre del 1995 nell'ex palestra olimpionica del Foro Italico di Roma, allestita appositamente in aula bunker, comincia il maxiprocesso a quella che può essere definita come la prima organizzazione criminale romana: la banda della magliana.

Nata nella seconda metà degli anni settanta, la banda della magliana (così chiamata perché molti dei principali protagonisti provenivano dal quartiere popolare a sud di Roma) si rese protagonista della scena criminale di quegli anni. L’intuizione di fondo fu quella di unire le forze dei vari gruppi della criminalità che agivano, individualmente e separatamente, in molti quartieri della capitale e in zone limitrofe, come Acilia.

Proprio come stava tentando Raffaele Cutolo a Napoli con la Nuova Camorra Organizzata (NCO), soggetti del calibro di Franco Giuseppucci, Nicolino Selis, Maurizio Abbatino, Enrico De Pedis decidono di eliminare le infiltrazioni esterne alla città e assumere il controllo diretto di tutti gli affari illeciti della capitale, estendendo, poi, la propria rete di contatti alle principali organizzazioni criminali italiane, oltre che ad esponenti della massoneria italiana e a diversi elementi della destra eversiva.

La storia dell'organizzazione, fatta quindi anche di legami con politica e apparati infedeli dello Stato, vide la banda coinvolta in diverse vicende: dall’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, al coinvolgimento nel Caso Moro, ai depistaggi nella strage di Bologna, ai rapporti con l'Organizzazione Gladio e con l'omicidio del banchiere Roberto Calvi, fino alla scomparsa di Emanuela Orlandi e all'attentato a Giovanni Paolo II.

Dinanzi alla Corte d'Assise di Roma novantacinque imputati  furono chiamati a rispondere di traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, riciclaggio, rapina, omicidio: tutti reati posti in essere attraverso il vincolo associativo di stampo mafioso

Il 20 giugno 1996, al termine di una lunghissima requisitoria, il pubblico ministero Andrea De Gasperis richiese condanne pesantissime: sei ergastoli e pene variabili tra i due e i 30 anni di reclusione.

Il 23 luglio 1996, dopo quasi due giorni di camera di consiglio, la Corte lesse la sentenza che confermava in linea generale le richieste degli inquirenti

Il 27 febbraio del 1998, nel processo di secondo grado, la Corte di Assise di Appello di Roma confermò sostanzialmente le condanne, al massimo limitando, in alcuni casi le pene inflitte dal giudice di prime cure.

La Corte di Cassazione (il 26 gennaio del 2000) accogliendo i ricorsi  di alcuni imputati cassava con rinvio la ridetta sentenza di appello.

La sezione raccoglie la monumentale sentenza di primo grado, emessa dalla Corte di assise di Roma  nonché quella emessa in data 6 ottobre 2000, dalla Corte d’assise d’appello di Roma, nel giudizio di rinvio.


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