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Autonomia della magistratura

Incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati


Il "Caso Cordova"

Il 24 settembre del 2003 il procuratore di Napoli Agostino Cordova viene trasferito d'ufficio per "incompatibilità ambientale e funzionale".

La procedura di trasferimento azionata è quella di cui all'art. 2 Legge guarentigie vigente all'epoca dei fatti. L'istituto, ha subito infatti importanti modifiche in conseguenza della nuova formulazione dell'articolo 2, voluta dal legislatore con il D.Lvo 109/2006 (per una disamina approfondita delle relative problematiche si veda la risoluzione del CSM in data 6 dicembre 2006).    

La decisione del Consiglio Superiore della Magistratura riassume il lavoro di oltre un anno di istruttoria, condotta sull'operato del procuratore di Napoli, in seguito alle dichiarazioni dello stesso avanti alla Commissione parlamentare Antimafia.

Il Csm ha ritenuto che il magistrato avesse ormai perso la necessaria credibilità nell'attuale sede di lavoro e nelle sue attuali funzioni; Cordova non solo dovrà lasciare Napoli, ma non potrà più dirigere un ufficio di grandi dimensioni.

All'origine della decisione del Consiglio, la convinzione che il capo della procura di Napoli abbia mostrato con il suo comportamento "inadeguatezze direttive" e una "propensione al conflitto" con i magistrati del suo ufficio e con le istituzioni giudiziarie del distretto.

Durante la gestione Cordova, sostiene il Csm, la Procura di Napoli è stata "ingabbiata in una struttura organizzativa particolarmente farraginosa", il che ha avuto quale conseguenza che "gran parte" del lavoro dei pm sia stato "assorbito dalla necessità di districarsi nel reticolo delle procedure". Al procuratore è stata anche contestata una "enfatizzazione del carattere burocratico" per "far ricadere le responsabilità di direzione" sui suoi aggiunti e sostituti procuratori.

Nei rapporti tra Cordova e gli altri magistrati napoletani, l'istruttoria del  Consiglio ha evidenziato  uno "stato di tensione" all'interno dell'ufficio che "ha aumentato le difficoltà di gestione". E sulla "coesione interna" hanno inciso l' "insofferenza" alle critiche e la "mancanza di fiducia" nei confronti dei pm dello stesso Cordova.

Una situazione, di fronte alla quale Cordova "non ha saputo reagire adeguatamente, smussando i motivi di contrasto per ripristinare le necessarie condizioni di serenità". Anzi, "ha fomentato lo scontro polemico con i magistrati" e "non ha esitato a screditarne pubblicamente l'immagine professionale", senza preoccuparsi degli "inevitabili riflessi" che ciò avrebbe avuto sulla "credibilità della funzione giudiziaria".

La decisione è stata assunta con 20 voti favore, uno contrario e tre astensioni.

La sezione contiene la proposta di delibera della prima commissione posta all’ordine del giorno dell’assemblea plenaria, e l’estratto del verbale della seduta.



Le dichiarazioni del dott. Ingroia al Congresso del Partito dei Comunisti Italiani

Con la delibera in rassegna il Consiglio Superiore della magistratura, non ravvisando gli estremi per un trasferimento di ufficio per incompatibilità ex. art 2 della legge sulle Guarentigie in magistratura, ha richiamato l’ex pm Antonio Ingroia, che, partecipando al congresso del Pdci, nel mese di ottobre del 2011, aveva, tra l’altro, dichiarato: “Un magistrato deve essere imparziale quando esercita le sue funzioni -e non sempre certa magistratura che frequenta troppo certi salotti e certe stanze del potere lo è – ma io confesso non mi sento del tutto imparziale, anzi, mi sento partigiano. Partigiano non solo perché sono socio onorario dell’Anpi, ma sopratutto perché sono un partigiano della Costituzione. E fra chi difende la Costituzione e chi quotidianamente cerca di violarla, violentarla, stravolgerla, so da che parte stare”

La proposta di maggioranza, licenziata dalla prima commissione (relatori i consiglieri Nicolò Zanon e Guido Calvi), ha previsto che "non essendo integrati i presupposti richiesti dall’art. 2 l.g., residuino nel comportamento in esame solo questioni di natura deontologica e professionale, eventualmente da affrontarsi nelle sedi competenti". La stessa proposta disponeva anche la trasmissione degli atti alla IV Commissione del Consiglio (che è competente per le valutazioni di professionalità, affinché consideri l’inserimento della delibera nel fascicolo personale del magistrato) qualificando come «particolarmente vistosa e inopportuna» questa dichiarazione pubblica del dott. Ingroia, «per gli accenti di forte polemica» verso forze politiche «particolarmente riconoscibili», per di più in un congresso ufficiale di partito.

La relazione di minoranza, proponeva invece di archiviare la pratica (senza trasmissione alcuna degli atti) dal momento che  quelle dichiarazioni “non possono in alcun modo aver comportato una lesione ai valori dell’indipendenza e dell’imparzialità solo perché espressi nel corso di un congresso di partito

Il plenum del Consiglio con 16 voti a favore (tra cui quelli del vicepresidente Michele Vietti, del primo presidente della Corte di Cassazione e del Procuratore generale presso la Corte di Cassazione), e 6 contrari, ha approvato la proposta di maggioranza.

Alla sezione sono allegati gli estratti dell'ordine del giorno (con le proposte di maggioranza e minoranza citate) dell'assemblea plenaria e l'estratto del verbale della stessa.


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