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“Avete vinto il concorso; ciò prova che avete una solida preparazione culturale, generale e specifica, e che conoscete e sapete praticare l’argomentazione giuridica. Sono qualità fondamentali.
Ma gli esami non finiscono qui. Ogni volta che vi dovrete occupare di un caso, penale o civile che sia, sarete di fonte a un esame e, nella concretezza della decisione da prendere, vi accorgerete quali ripercussioni hanno le decisioni del magistrato, su quanti e quali problemi delle persone e della società finiscono con l’incidere le sue decisioni.
Verificate sempre quello che sapete o pensate di sapere; seguite costantemente l’evolvere dell’ordinamento, che ormai è segnato da novità quasi quotidiane; abbiate sempre un atteggiamento problematico di fronte alle questioni che si pongono; ricordate che un buon magistrato prima di tutto deve conservare intatta la curiosità di sapere, studiare, approfondire, verificare.
Siate liberi da ogni condizionamento, che non siano il rispetto delle persone implicate nei processi, dei loro difensori, degli agenti di polizia, dei testimoni, dei collaboratori giudiziari.
Abbiate rispetto per “il tempo” delle persone. Una causa civile o un processo penale in corso creano una sorta di “animo sospeso” nei cittadini, quasi una ferita che resta aperta. Non sciupate, perciò, “il tempo” con ingiustificati ritardi; “il tempo” è una risorsa, anche qui, di straordinario rilievo.
Ponetevi questo problema anche in momenti solo apparentemente secondari del quotidiano svolgimento della vostra attività. Non poco dipenderà dal modo con cui saprete organizzare e condurre il lavoro giudiziario.
Mi accorgo che queste mie indicazioni di lavoro e comportamento, che vogliono essere assolutamente discrete, rischiano, però, di essere troppe, anche se altre ancora potrebbero essere ricordate. Esse si riassumono nel dovere della “professionalità”. Più voi siete professionalmente attrezzati e più siete liberi da condizionamenti e influenze di qualsiasi genere, soggetti solo alla legge che dovete interpretare e applicare.
L’autogoverno della magistratura, per cui i nostri Padri costituenti hanno previsto il Consiglio Superiore della Magistratura come Organo apicale che lo deve esercitare, trova, peraltro, il suo inizio già nel comportamento dei singoli magistrati. Qui si misura la vostra responsabilità e qui è la chiave per il buon governo della magistratura.
Il Paese può e deve contare su di voi, voi lo sapete: la magistratura italiana ha una storia forte e importante dietro le spalle.
In momenti difficili della vita nazionale essa non ha ripiegato. Di fronte ai pericoli e alle sanguinose aggressioni del terrorismo degli anni ’70 e ’80, essa ha continuato il suo lavoro con straordinaria tenuta.
Oggi la magistratura italiana ha una solida e positiva reputazione nell’ambito di quell’area europea dove sono in corso, lenti ma sicuri processi verso la cooperazione giudiziaria e l’omologazione del diritto.
Sono sicuro che voi saprete onorare, nel lavoro di ogni giorno, questa storia e questa reputazione, l’una e l’altra un bene prezioso per tutti.”
Roma, 28 febbraio 2005