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La situazione dell’ufficio della Procura di Palermo, in particolare della DDA, il suo assetto, il quadro complessivo e d’insieme del delicatissimo lavoro che i magistrati individualmente e collegialmente vi devono compiere, la recente predisposizione del programma organizzativo chiamano giustamente in causa il Consiglio Superiore della Magistratura.
I problemi ci sono numerosi e possono essere diversamente affrontati a seconda delle diverse valutazioni che si hanno e delle diverse angolature in cui ci si pone.
Nessuno può trascurare le difficoltà. Un ufficio non è un insieme solo di regole, è un “vissuto” di grande forza ma anche di grande fragilità; per esaltarne la forza e allontanarsi da ogni fragilità che lo possa ferire, occorre discernimento e massima attenzione.
Il Consiglio Superiore lo sa bene e proprio per questo non può e non vuole tirarsi indietro. Ci sono percorsi istituzionali che devono essere rispettati, non per astratto formalismo, ma perché sono garanzia di risultati e soluzioni proficui; l’intervento del C.S.M. da più parti sollecitato da ultimo anche con una richiesta di audizione - era, dunque, ed è nella naturale agenda delle cose doverose da fare.
Le forme e i modi di questo intervento, che terranno sicuramente conto dell’urgenza di provvedere, dovranno essere persuasivi per tutti.
La Procura di Palermo deve essere unita e compatta anche nella fiducia che deve avere nel C.S.M. che è l’organo del suo autogoverno.
Il contrasto e la lotta alla criminalità mafiosa sono una priorità assoluta; essi richiedono di conservare, come valore e risorsa preziosissimi, l’unità degli intenti, la complementarietà del lavoro di ciascuno e di tutti; la consapevolezza di una responsabilità di servizio che è dovuta ai cittadini.
La prego, signor Procuratore, di partecipare queste mie riflessioni a tutti i magistrati del suo ufficio.”
Virginio Rognoni