Dichiarazione del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, prof. Virginio Rognoni, in apertura della seduta dell’assemblea plenaria del 23 giugno 2005 a ricordo del dott. Mario Amato.
Ricorre oggi il venticinquesimo anniversario del barbaro assassinio di Mario Amato, all’epoca sostituto procuratore della Repubblica a Roma, incaricato per le indagini sul terrorismo di matrice “nera”.
Come già era avvenuto nel luglio del 1976 per Vittorio Occorsio, anch’egli sostituto procuratore a Roma e incaricato di indagare sul terrorismo di “destra”, Mario Amato rimase vittima del modo “mirato” con cui i terroristi sceglievano i loro obbiettivi tra i magistrati. Questi eversori intendevano non soltanto intimidire e disorientare la convivenza democratica, come sin dall’inizio avevano fatto mediante lo “stragismo”, ma anche raggiungere risultati “operativi” immediati, scompaginando gli uffici che indagavano su di loro ed eliminando le “menti” che potevano dirigere e mettere a frutto le investigazioni.
L’assassinio di Mario Amato avvenne nel 1980, - anno veramente terribile - durante il quale la magistratura e lo stesso Consiglio superiore vennero colpiti con una serie di ferocissimi attacchi, che parevano non aver mai una fine.
Merita di essere sottolineato che né il pericolo diffuso né il pericolo specifico che poteva comportare una determinata funzione portarono ad arretramenti o rinunce. Avemmo allora una sorta di eroismo civile che fu premessa e condizione del superamento delle gravissimi difficoltà che il Paese dovette affrontare.
Mario Amato fu uno di questi coraggiosi servitore dello Stato. Nessuno meglio di Lui poteva conoscere e valutare in tutta la loro consistenza i pericoli ai quali andava incontro. Ma Egli non esitò a procedere nel difficile lavoro cui era stato chiamato divenendo,così, via via un punto di riferimento essenziale, come era stato Vittorio Occorsio, del quale seguì la vicenda professionale ed umana, fino alla sua dolorosa conclusione.
Il nostro Paese, la nostra Repubblica, tutti i cittadini italiani devono molto a questi silenziosi eroi della quotidianità.