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ROMA – La seduta straordinaria dell’assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura, con il previsto intervento del Ministro della Giustizia Prof. Luigi Scotti si è svolta oggi pomeriggio nell’Aula Bachelet.
Aprendo la seduta, il Vice Presidente Sen.Avv. Nicola Mancino ha salutato il Ministro, al quale ha augurato buon lavoro, illustrando l’attività svolta dal Consiglio per corrispondere nel modo migliore alle richieste del settore della giustizia, nella doverosa interlocuzione con il governo e il Parlamento. Tra gli impegni che il CSM sta adempiendo vi è in primo luogo quello della copertura dei posti dirigenziali in regioni particolarmente esposte – Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia – per le quali sono state fatte – ha detto il Vice Presidente – nomine corrispondenti all’esigenza di provvedere ad una giustizia giusta e serena.
Del successivo intervento del Ministro Luigi Scotti pubblichiamo di seguito il testo integrale.
“Signor Vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura, Signori Consiglieri, consentitemi di rivolgere innanzi tutto un caloroso saluto al Presidente della Repubblica e un vivo ringraziamento per le belle parole con cui, nel plenum consiliare, il Presidente Napolitano ha voluto presentare la mia nomina. Sono certo di avere in Lui un punto di riferimento costante per questo breve periodo di attività ministeriale.
Provo una intensa emozione a prendere la parola in quest’aula dedicata a Vittorio Bachelet perché ho lavorato qui, sotto la sua guida, in una stagione drammatica per l’istituzione giudiziaria e per l’intero Paese. Imparai da Lui come sia importante che la magistratura e il suo organo di autogoverno conservino la propria coesione perché qualunque ispessimento del rapporto fra componenti togate e gruppi associativi dai quali queste componenti abbiano tratto origine, qualunque sovraccarico di istanza politica cagionata da un rapporto troppo stretto fra componenti laiche e partiti di rispettiva designazione rappresentano una deviazione dal modello costituzionale del Consiglio superiore e soprattutto un pericolo per una fisiologica convergenza di apporti nell’interesse della giurisdizione. Appresi da Lui, raffinato cultore del diritto pubblico, l’importanza del ruolo svolto dal Consiglio superiore che non è un ruolo di mera gestione burocratica del corpo giudiziario bensì di governo della magistratura, di garanzia dell’ordine giudiziario, con valenze propositive anche verso il Ministro e, sotto certi aspetti, dello stesso Parlamento; così accantonando tesi riduttive orientate verso la più modesta fisionomia di un semplice consiglio di amministrazione.
Ho seguito con costante interesse, da magistrato e da studioso dell’ordinamento giudiziario, la vita delle varie consiliature nel quadro del dibattito politico-istituzionale e delle dinamiche interne della magistratura, e mi sono convinto che, se qualche miglioramento normativo è forse necessario, soprattutto quanto ai compiti disciplinari, strutturalmente il Consiglio superiore deve rimanere com’è, purché conservi in concreto – come ha detto il Vice Presidente sen. Mancino la settimana scorsa – autorevolezza e credibilità pari all’importanza della funzione istituzionale che la Costituzione ad esso assegna.
E’ con questa esperienza culturale – quasi un valore aggiunto alla ormai pregressa esperienza di magistrato – che da Ministro intendo svolgere la mia attività in rapporto all’organo di governo della magistratura. Un’attività di breve respiro, specie se raffrontata all’ampio programma che era stato impostato dal Dicastero, un programma che, dopo l’acceso dibattito sull’ordinamento giudiziario, era orientato verso le più ampie convergenze politico-parlamentari perché comprendeva iniziative di interesse comune: l’ufficio per il processo, le semplificazioni del rito civile e penale per accelerare i procedimenti, un migliore impiego della magistratura onoraria anche in tipologie minori di cause arretrate, le varie proposte del pacchetto sicurezza per dare adeguata risposta ad un intenso allarme sociale in ordine a certi reati,e il caso Agrigento conferma questa terribile esigenza; ricordo in proposito che in un suo intervento del 6 giugno 2007 il Presidente Napolitano sottolineò l’esigenza di calarsi nella realtà delle cose e di soddisfare le ansie dei cittadini di fronte alla drammaticità di certi fatti. Ma tante altre iniziative il Dicastero aveva preso, iniziative che io ho condiviso e mi sono prodigato insieme agli altri Sottosegretari per portarle a compimento nelle Commissioni e nell’aula del Senato e della Camera. Purtroppo un lavoro incompiuto per la fine anticipata della Legislatura.
Tuttavia quel che rimane da fare in questo circoscritto periodo di ordinaria amministrazione riguarda in buona parte l’attività da compiere insieme, e cioè: programmare bandi di concorso per ulteriori reclutamenti di magistrati, avviare l’operatività della Scuola superiore della magistratura, rideterminare la distribuzione degli organici negli uffici giudiziari in rapporto sia agli effetti della legge n. 111/2007 sia al transito dei magistrati militari nell’ordine giudiziario, valutare il problema complessivo dei fuori ruoli anche con riferimento alle necessità del Dicastero, intensificare il lavoro per la determinazione degli standard di produttività, definire i parametri per l’individuazione delle capacità direttive, concordare le modalità per il flusso di informazioni e dei dati necessari alle valutazioni quadriennali di professionalità anche avvalendosi di un reciproco sincretismo fra le rispettive banche-dati.
Com’è noto la forbice tra organico nominale e organico reale è ancora molto larga e restano scoperti persino uffici particolarmente esposti; il Consiglio ha già dato il via alla proposta di un bando per 500 unità, ma il Ministero è intenzionato ad inoltrare la richiesta per un successivo bando di 350 unità. Nel frattempo ho dato disposizioni affinché gli uffici competenti si attrezzino per dare la massima rapidità ai segmenti amministrativi delle procedure concorsuali.
La Scuola superiore della magistratura ha avuto la disciplina che sappiamo, con code polemiche quanto alle sedi e alla composizione del Comitato Direttivo. Personalmente ritenevo e ritengo fosse necessaria una centralità strutturale, fra l’altro per evitare la suggestione o l’ambiguità di esperienze regionalizzate; ma c’è una legge che ha voluto tre sedi e c’è stato un provvedimento che ha localizzato, dopo alterne vicende, tali sedi. Quella di Bergamo è abbastanza avviata; quella di Firenze ha bisogno di forti stimoli operativi; la terza, di Benevento, è la più avanti come struttura. Ho chiesto ai già designati del Comitato Direttivo di nomina ministeriale una conferma di adesione o di indisponibilità, e credo che qualcuno rinuncerà con conseguenti nuove designazioni. D’altronde, costituire il Comitato Direttivo è un indispensabile presupposto per l’intera funzionalità del sistema perchè il Comitato deve redigere lo statuto dell’ente e svolgere i molti altri compiti di effettivo avvio della Scuola.
Quanto alla redistribuzione dei posti tra gli uffici, in base alla legge n. 111/2007 sono disponibili oltre 500 posti da collocare nel reticolo giudiziario, nonché i 42 posti già della magistratura militare, per i quali tuttavia gli ex giudici militari (gli optanti sono allo stato 34) hanno diritto di scegliere la sede e di conservare il loro livello di carriera. Anche la suddetta redistribuzione richiede ampia collaborazione fra il Ministero e il C.S.M.
Il problema dei fuori ruolo è un tema spinoso, e conosco gli orientamenti del Consiglio espressi nella circolare del 6 febbraio 2008, con un tetto massimo complessivo di 185 unità; però sottolineo che il solo organico dei fuori ruolo al ministero è stabilito per legge in 106 unità, mentre ne sono in servizio 100. Credo occorra attenersi al dettato della norma primaria, per cui auspico un ripensamento quanto al punto 11 di detta circolare. Eventuali difficoltà a coprire le unità mancanti, a parte la norma primaria, possono determinare conseguenze di notevole peso: basti dire che l’Ufficio Legislativo resterebbe a tempo indeterminato privo di un capo dopo la dolorosa scomparsa dell’amico Gianfranco Manzo e il delicatissimo ufficio che presso il Dipartimento competente tratta il disciplinare, dove stanno per andar via tre magistrati, resterà privo di ricambi.
Gli standard di produttività costituiscono un argomento sul quale, da tempo, hanno operato commissioni miste; da ultimo c’è stato il lavoro (il cosiddetto cruscotto) espletato da un apposito gruppo, lavoro che andrebbe valorizzato, semmai con un migliore adattamento alle singole tipologie giudiziarie e alle realtà professionali. Ma è un’iniziativa da riprendere subito, insieme, per rispondere non soltanto ad un’esigenza conoscitiva generale, ma anche per eliminare qualche sacca di ingiustificata improduttività – che pure esiste – e per favorire secondo parametri generali la verifica quadriennale.
Tema delicato è quello relativo alle capacità direttive. La legge prevede la individuazione di parametri, d’intesa fra Ministro e C.S.M. giacché, se è il Consiglio ad avere il potere di scelta, la legge vuole che lo eserciti secondo prefissati parametri ai quali il Ministro, per l’art. 110 della Costituzione, è particolarmente interessato perché deve concertare le nomine. Presso il ministero un gruppo di magistrati sta lavorando sulla bozza inviata dal Consiglio e farà avere al più presto le sue osservazioni.
Concordare le modalità per il flusso di informazioni è un’esigenza da soddisfare presto e bene, altrimenti i consigli giudiziari chiamati a dare i pareri si imballano e lo stesso Consiglio superiore rischia di essere sommerso da un eccesso di dati superflui e informazioni inutili. Perciò occorre concordare con voi quali documenti in possesso del ministero – tra le ispezioni concluse, le relazioni preliminari di inchieste, le pendenze disciplinari, le relazioni dei titolari i poteri di vigilanza, le sentenze penali di condanna o le richieste dei p.m. – occorra inviare ai consigli giudiziari e cosa trasmettere direttamente al Consiglio superiore, così come occorre concordare meccanismi tecnici di trasmissione in modo da escludere ambiti di discrezionalità da parte del ministero e da realizzare flussi informativi rapidi.
Devo aggiungere in proposito che ho pregato il Capo dell’Ispettorato generale di accentuare nella funzione ispettiva il carattere per così dire preventivo, cioè di aiuto e di orientamento alle articolazioni giudiziarie in modo da favorire l’azienda-giustizia e gli stessi magistrati nell’attività organizzativa e di programmazione nonché per quegli adempimenti del tutto collaterali all’esercizio della giurisdizione.
A proposito dei controlli di professionalità, sento il bisogno di riprendere una idea di fondo espressa e ribadita, la settimana scorsa in quest’aula, dal Presidente della Repubblica e dal Vice Presidente sen. Mancino. Autonomia e indipendenza dell’ordine giudiziario, potere paritetico e diffuso quale che sia la funzione esercitata in coerenza con l’art. 107 della Costituzione, la stessa etica professionale postulano e richiedono una “professionalità forte”, cioè l’assoluta padronanza delle tecniche operative, l’anticipata consapevolezza degli effetti, talora assai rilevanti, che l’iniziativa giudiziaria può produrre sui soggetti del processo ma anche al di là delle parti processuali; “professionalità forte” significa anche sottoposizione “soltanto” alla legge ma “alla legge”, ciò che limita e dà senso alla potestà discrezionale di ciascun magistrato; significa infine consapevolezza critica, ogni giorno e in ogni iniziativa – forse umiltà di esercizio – di non sentirsi investito da missioni improprie o addirittura salvifiche. “La sola, alta missione cui il magistrato deve assolvere – ha detto il Capo dello Stato – è quella di applicare e far rispettare le leggi”, attraverso un esercizio imparziale e neutrale della giurisdizione “che coniughi il rigore con la scrupolosa osservanza dei principi del giusto processo e delle garanzie cui hanno diritto tutti i cittadini”. Forse è il radicato convincimento di questi valori, forse è la preoccupazione che l’allontanarsene può determinare, un domani, gravi conseguenze per l’intero ordine giudiziario, che talvolta spinge ad esprimere valutazioni su determinate iniziative, com’è capitato anche a me. Insomma, è il timore che eccessi di protagonismo, comportamenti debordanti dalla giusta e neutrale misura o suggestioni di etica sociale possano stimolare interi settori delle forze politiche a rivisitare l’orditura giuridica e l’intero assetto dell’ordine giudiziario, così da ridurre autonomia e indipendenza ad orpelli formali privi di reale contenuto. Perciò chi da giurista, da responsabile istituzionale o da anziano magistrato che le battaglie le ha sostenute in toga nera e le ha sofferte sul campo è spinto ad esprimere valutazioni critiche nell’interesse di una causa più alta.
Il Presidente Napolitano e il Vice Presidente Mancino hanno detto, la settimana scorsa su di una tematica di particolare importanza, parole di grande rigore istituzionale e di autorevole saggezza, parole che io condivido e sottoscrivo appieno.
Ritorno alla dimensione delle cose da fare in questo breve scorcio di tempo.
Come sapete, il ministero aveva approntato una riforma organica della magistratura onoraria; non è stato possibile vararla e quindi è opportuno rimuovere quel blocco che medio tempore aveva frenato la nomina di nuovi giudici di pace; ritengo però che, se qualche aggiustamento nella geografia distributiva può risultare opportuno, non credo si possa procedere alla riduzione di organici e di sedi perché l’ultima rilevazione statistica ha riscontrato oltre un milione di cause arretrate presso questa magistratura onoraria e un trend in aumento del 15% in civile e di circa il 20% in penale.
Quanto ai Consigli giudiziari, per il cui rinnovo si dovrebbe votare la prima domenica di aprile, il testo del decreto legislativo ha avuto un parere difforme tra Senato, Camera e Consiglio superiore; quindi la seconda lettura avrebbe bisogno di una scelta di politica legislativa che pone problemi di compatibilità con la fase di ordinaria amministrazione. Mi riservo di comunicarvi l’esito delle determinazioni a seguito delle intese a livello di Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Due ultime cose voglio ancora dirvi, abusando della vostra pazienza.
La finanziaria per il 2008 contiene due disposizioni di notevole importanza per la giustizia. L’una riguarda la possibilità di profittare della mobilità attiva, così da poter utilizzare, negli uffici, personale di altre amministrazioni o enti. L’altra consente al ministero di impiegare nell’informatica giudiziaria il ricavato di pene pecuniarie e di diritti non percepiti nonché qualunque altro danaro da esigere per ragioni di giustizia: intendo inviare un atto di indirizzo ai capi degli uffici affinché questo recupero venga rapidamente avviato, con specifiche indicazioni tratte dai lavori svolti dall’apposita commissione presieduta dal consigliere Greco.
E’, questo, un programma ambizioso, per la ristrettezza del tempo disponibile? Io ce la metterò tutta, in piena e leale collaborazione con il Consiglio superiore, con tutti voi, ma ho bisogno del vostro aiuto.
Grazie signor Vice Presidente, grazie signori Consiglieri.”
Nel dibattito che è seguito sono intervenuti numerosi consiglieri, ai quali lo stesso Ministro ha successivamente replicato.