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sono lieto di portare il mio saluto a questa Assemblea e di farlo in questa aula intitolata ai magistrati vittime del terrorismo e della mafia, colpiti proprio perché giudici e magistrati.
I temi del vostro Convegno sono importanti e attualissimi, i relatori sono particolarmente qualificati, tutti i partecipanti hanno un patrimonio di esperienze e di riflessioni che consentiranno loro di dare apporti di primario rilievo alle discussioni. Non si può dunque non essere certi che i lavori di questa giornata saranno per tutti di piena soddisfazione.
E’ giusto però riconoscere subito che le persone e gli organismi che venti anni or sono diedero vita a MEDEL dimostrarono grande lungimiranza. Certo, già allora la giustizia di ciascun Paese e le forme di cooperazione internazionale che si andavano sviluppando risultavano espressione di un mondo in cui erano in forte cambiamento ogni specie di rapporti, di esigenze e di progetti. Ma non era facile prevedere l’evoluzione che in effetti si è avuta e quella ulteriore che si preannuncia, sia per novità di portata generale, sia per novità legate specificamente alle aspettative e alle iniziative riguardanti le varie giustizie nazionali.
Siamo dunque, e forse resteremo a lungo, di fronte ad un contesto nazionale e internazionale attraversato da indubbi processi di cambiamento e innovazione. In particolare, mi piace ricordare come la diffusione degli ordinamenti democratici e il generalizzato consolidarsi dei valori della libertà, della legalità e della eguaglianza siano alla base di un ruolo sempre più ampio e sempre più incisivo della giustizia; essa, però, proprio per questa ragione, va incontro ad una crescente esposizione sociale e politica. Questo effetto è causa a sua volta di ulteriori problemi, che riguardano in particolare la necessità e la possibilità di salvaguardare l’imparzialità effettiva, ma al tempo stesso la credibilità e il pieno rispetto dei magistrati.
I brevi cenni fatti bastano ad evocare una serie di problemi che riguardano per un verso la selezione, la formazione e la disciplina giuridica dei magistrati, per l’altro gli organismi e le istituzioni che servono perché siano garantite l’indipendenza e l’autonomia di giudici e pubblici ministeri. Né si può d’altronde dimenticare che devono essere assicurate non di meno l’efficienza degli uffici e la qualità complessiva di una giustizia che sappia essere all’altezza della primaria importanza attribuita al suo ruolo.
Alla luce di questi rilievi, risulta evidente che la tensione alla convergenza e alla collaborazione delle differenti realtà giudiziarie nazionali ha una duplice valenza. La più immediata ed evidente è quella che riguarda le forme di coordinamento e di reciproco ausilio nelle attività che possono riguardare sia singoli Paesi, sia i contesti operativi di per sé ultranazionali. L’altra valenza attiene al monitoraggio dei sistemi giudiziari, al loro confronto critico e all’aiuto che può venirne nella ricerca delle soluzioni meglio adeguate a realtà e problemi caratterizzati da una complessità sempre crescente.
Buon lavoro a tutti.
Roma 20 maggio 2005