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ROMA – CSM: FORTE APPELLO AL SENATO PER APPROVARE LE MODIFICHE DELL'ORDINAMENTO GIUDIZIARIO - A RISCHIO IL FUNZIONAMENTO DELL'ORGANO DI AUTOGOVERNO
Nella seduta plenaria di oggi il Consiglio Superiore della Magistratura ha approvato all'unanimità, con la procedura d'urgenza, una risoluzione con cui segnala al Governo e al Parlamento il grave rischio per il funzionamento e per la natura stessa dell'organo di autogoverno derivante dall'approvazione di alcuni emendamenti, presentati in Senato al disegno di legge sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, che prevedono tra l'altro la soppresione della struttura dell'Ufficio Studi e della Segreteria, composta da magistrati.
Di seguito si riporta il testo della risoluzione
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"Il Consiglio
Il 31 luglio 2007 (data di scadenza della sospensione del decreto legislativo 160/2006) è ormai prossimo e l'iter parlamentare del disegno di legge di riforma predisposto dal ministro Mastella resta incompiuto e incerto. Il Consiglio, dopo aver dato il proprio contributo di analisi e di proposta con un ampio e articolato parere, ha manifestato per ciò preoccupazione e allarme, che sono stati autorevolmente raccolti dal Capo dello Stato nella seduta plenaria del 6 giugno scorso.
A tali preoccupazioni altre, in questi giorni, se ne aggiungono con riferimento ai contenuti della riforma.
Infatti, alcuni degli emendamenti proposti al disegno di legge n. 1447/2007 prevedono lo stralcio o la soppressione della normativa concernente il potenziamento del Consiglio superiore (con aumento a trenta del numero dei consiglieri eletti o nominati dal Parlamento) e delle sue strutture (in particolare dell'ufficio di segreteria e dell'ufficio studi composti da magistrati).
A fronte di tale ipotesi il Consiglio, richiamando il proprio parere del 31 maggio scorso, manifesta al Governo, al Parlamento e al Paese il proprio più vivo allarme.
Un Consiglio superiore debole e privo dei necessari supporti non è in grado di dare il contributo che gli compete alla soluzione della crisi di funzionamento della giustizia che si fa, anche per la mancanza di interventi appropriati, sempre più grave. La preoccupazione non è solo per il futuro (il prossimo Consiglio superiore) ma anche per il presente. Infatti, l'effetto congiunto dell'entrata in vigore dell'ultimo dei decreti legislativi di attuazione della delega di cui alla legge 150/2005 e degli articoli 7 e 7 bis della legge n. 195/58 (come modificati dalla legge n. 74/1990 e non riformati secondo la previsione del testo originario del disegno n. 1447), provocherebbe l'immediato abbandono della segreteria e dell'ufficio studi del Consiglio superiore da parte dei magistrati e la loro sostituzione (per di più in tempi imprecisati) con funzionari amministrativi. Le conseguenze sarebbero una caduta verticale della funzionalità del Consiglio, se non la sua paralisi, e una grave ferita – come osservato nel parere consiliare del 31 maggio scorso - alla concreta osservanza delle garanzie costituzionali di indipendenza e autonomia della magistratura.
Ciò va detto in modo fermo ed esplicito. Se il Consiglio superiore sarà in tal modo depotenziato e indebolito ciò si rifletterà inevitabilmente anche sul servizio giustizia, già gravemente insufficiente e deficitario. Di ciò, peraltro, non saranno responsabili la magistratura e il Consiglio superiore."
Roma, 13 giugno 2007