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Nell’intervento di apertura dei lavori del convegno “Noi, donne giuriste: esperienze a confronto”, il Vice-Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, sen. Nicola Mancino, ha ricordato che il 2007 è stato designato dalla Commissione Europea quale “anno europeo delle pari opportunità per tutti”, con l’obiettivo di “proporre un dibattito più esteso sui benefici della diversità per le società del nostro continente, e di rendere i cittadini dell’Unione europea più consapevoli del loro diritto a ricevere eguale trattamento e a vivere una vita priva di discriminazioni”.
Dopo aver ricordato le tappe principali della codificazione dei diritti delle donne nella giurisprudenza internazionale e in quella italiana a partire dalla Carta costituzionale che già sessant’anni fa prevedeva “come norma precettiva l’adozione di misure positive dirette alla promozione e alla valorizzazione della specificità femminile”, il Vice-Presidente del CSM ha messo in rilievo le iniziative svolte in tal senso dall’organo di autogoverno della magistratura.
“Il Consiglio Superiore della Magistratura – ha detto Mancino - ha, da sempre, dedicato particolare attenzione alla realizzazione in concreto di pari opportunità e, dunque, alla piena attuazione del principio di eguaglianza non solo formale ma anche sostanziale. D’altra parte in tale direzione si collocano le disposizioni a tutela della donna magistrato madre, collocate nella circolare per la formazione delle tabelle degli uffici giudiziari per il biennio 2006/2007, tese a favorire l’organizzazione funzionale degli uffici di riferimento in maniera tale da rispettare le necessità e gli impegni familiari della donna magistrato”.
“Il percorso di rinnovamento fondato proprio sulla Carta Costituzionale ha senz’altro consentito – ha aggiunto l’oratore - il raggiungimento di importanti e fondamentali risultati, tuttavia non può ritenersi che tale percorso sia giunto al suo termine. Se è vero infatti che la percentuale delle donne in magistratura è, ad oggi, pari al 41 per cento del totale, è altrettanto vero che nelle posizioni apicali tale percentuale non è stata ancora raggiunta. Con i concorsi in atto e con quelli preannunciati dal ministro Mastella la percentuale – è prevedibile – salirà ancora”.
Analoghe valutazioni il Vice Presidente del CSM ha svolto per la professione forense: “Sebbene sia ormai passato quasi un secolo dalla prima donna avvocato iscritta all’Albo degli Avvocati e Procuratori nel 1920 a seguito dell’approvazione della L.1126/1919. Oggi la componente femminile raggiunge il 41,1 per cento dell’intera avvocatura (secondo i dati di iscrizione alla Cassa Forense): una percentuale uguale nel rapporto a quella dei magistrati donne. D’altra parte se è possibile affermare che nella professione forense è presente un numero elevato, qualificato e qualificante di donne avvocato, tuttavia è altresì vero che non altrettanto si verifica sul piano della referenzialità e dell’occupazione di posizioni apicali”.
Concludendo, il Vice-Presidente del CSM ha indicato l’obiettivo da raggiungere nei prossimi anni: “la sfida è diretta alla realizzazione di concrete flessibilità della prestazione lavorativa e, soprattutto, di strutture di servizio ed assistenza che rendano possibile un equilibrio tra responsabilità familiari e responsabilità lavorative, nella consapevolezza che l’obiettivo finale è la piena valorizzazione della diversità, intesa proprio quale valore, e non la ricerca di modelli uniformi che da essa prescindano.