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Discorso di apertura dell'Assemblea generale del Presidente, Prof. Luigi Berlinguer
 

L’Europa non è un unico popolo europeo. E’ un insieme plurale di popoli nazionali. Non è un unico super-Stato, neanche federale. Le sue diversità istituzionali non sono destinate ad annacquarsi in una fittizia unicità. Come quelle linguistiche, culturali, delle sue tradizioni, esse sono la ricchezza dell’Europa. Noi siamo qui oggi per registrare questa realtà.

L’Europa è però, al tempo stesso, un unico spirito europeo. Ha un patrimonio comune, unico al mondo, fondato sulle tradizioni costituzionali dei suoi Stati membri, che sono l’ossatura delle libertà  e delle moderne democrazie. Ha una comune idea di giustizia. Costruita nelle differenze di metodo, di organizzazione, di sistema giudiziario, ma comunque ispirata agli stessi principi e valori.

Giustizia e democrazia si coniugano strettamente in Europa. Tanto più oggi, che registriamo con piena soddisfazione l’accelerazione del processo di integrazione europea, ed un costante arricchimento di istituti e iniziative con cui – specie dopo Amsterdam e Tampere – si va edificando mattone su mattone l’edificio della cooperazione giudiziaria europea, lo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. Olaf, Eurojust, mandato d’arresto, rete giudiziaria  civile e penale europea, decreto ingiuntivo europeo, confisca, ordine di prova, rete di formazione giudiziaria, associazione europea delle corti Supreme: questi i mattoni. E la cooperazione giudiziaria si muove su di loro, nella progressiva armonizzazione della legislazione degli Stati, nel mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie fondato sulla reciproca fiducia, nel crescere sempre più autorevole del nuovo diritto comune europeo. Diritto fatto di norme, ma anche e sempre più di giurisprudenza delle corti, di sentenze, di precedenti. Tutto ciò nella prospettiva, che registriamo con gioia essere oramai imminente, di un trattato costituzionale europeo.

La nuova Europa unita nasce profondamente democratica proprio grazie alla sua tradizione costituzionale, e non perché un unico Stato, un unico popolo ed un unico parlamento siano essi i garanti delle libertà, come in passato. Ma – come dice il moderno costituzionalismo – perché la rule of law fonda sui contrappesi istituzionali la sua essenza di garanzia. I magistrati, le corti, i tribunali di tutta Europa ne sono protagonisti decisivi. Essi sono parte essenziale delle guarentigie. Spetta alle corti europee ed a quelle nazionali la tutela dei diritti fondamentali. Questa profonda fede nella giustizia e nella libertà è testimoniata dalla targa, esposta in quest’aula che ricorda il sacrificio di tutti i magistrati che hanno pagato con la vita.

            I magistrati nazionali si fanno sempre più magistrati europei. Essenziale è il loro contributo all’integrazione, al consolidamento ormai dello spazio europeo di giustizia, allo spessore democratico dell’Unione. E’ anche grazie a loro che procede e si consolida la “Comunità di diritto” e dei diritti, oltre a quella economica, monetaria, culturale. Tutto  questo è possibile grazie ad un pilastro decisivo dello stato di diritto: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

La nascita della Rete europea dei consigli di giustizia vuole colmare una lacuna di questo processo. Lo spazio giudiziario europeo e la cooperazione giudiziaria non sono politica estera: le magistrature agiscono quindi senza significative differenze rispetto al contesto operativo interno, in autonomia e indipendenza rispetto ad ogni altro potere. Nei singoli Stati ed in Europa. E’ quindi fisiologico assicurare a questo processo non solo il coordinamento dei ministri, non solo la cooperazione giudiziaria dei singoli magistrati, ma anche la cooperazione collettiva degli organi di autogoverno delle magistrature. Rispettosi delle storie, dei contesti, delle istituzioni, che sono diversi e tali resteranno. Ma consapevoli dell’esigenza di mettere a disposizione della cooperazione un ricco patrimonio di prassi e di sensibilità, di favorire il dialogo ed il confronto, la comune valutazione di percorsi, dei successi, dei difetti, delle insufficienze  dei singoli sistemi.

Una struttura snella e rispettosa come quella che sarà oggi varata potrà operare collaborando in riferimento a canali paralleli a quelli degli organi dell’Unione e delle amministrazioni nazionali, favorendo un più efficace flusso di informazioni, di conoscenze, di idee; un confronto concreto sul funzionamento dei sistemi di autogoverno e delle singoli realtà giudiziarie.

Non ci nascondiamo che tutto questo potrà rafforzare l’autonomia e l’indipendenza delle magistrature più di quanto ciò avvenga nella solitudine di ogni singolo Stato, proprio perché  in Europa ogni cooperazione è solidale in quanto democraticamente voluta. Non ci nascondiamo nemmeno che più autonomia deve significare più responsabilità, che l’indipendenza è l’esatto contrario del privilegio di corpo, è funzione del diritto dei cittadini alla giustizia tempestiva, imparziale, giusta. Ma è proprio tutto questo che abbiamo consapevolmente voluto.

Noi daremo vita compiuta, oggi, a questa Rete europea dei Consiglio di Giustizia. Membri fondatori e membri osservatori saranno impegnati in due operose giornate di lavoro per approvare Statuto, organi, indirizzi, prime iniziative. Ci siamo tutti, i 25 membri dell’Unione. E’ una delle prime occasioni in cui, a pochi giorni dal primo di maggio, ci troviamo qui tutti insieme, tutti uguali, nella nuova comunità di giustizia.

A nome del comitato esecutivo provvisorio della Rete rivolgo a tutti i partecipanti un saluto caloroso ed un augurio di buon lavoro. E lo rivolgo in particolare ai rappresentanti dei nuovi Stati membri dell’Unione: sono particolarmente lieto che la nascita compiuta della Rete avvenga fin dall’inizio con il protagonismo diretto di tutti, da uguali, vecchi e nuovi membri dell’Unione.

E ringrazio le massime autorità dello Stato italiano, ospite, della loro presenza alla seduta inaugurale di questa – lasciatemelo dire – bella iniziativa. Se ne perdoni la valutazione un po’ sentimentale, più che istituzionale, ma è quella di un europeista convinto. Questa Europa, questa comunità di diritto nasce e si sviluppa secondo schemi di garanzie che non solo non sono distanti da quelli delle democrazie classiche degli Stati nazionali, ma si alimentano del loro humus e si vogliono espandere proprio nella cornice europea. Questo dobbiamo assolutamente assicurare alla comunità dei diritti. Saranno anche le magistrature a contribuire come garanti dei diritti al commonwealth europeo, con le loro decisioni, la giurisprudenza – appunto – che è divenuta protagonista del nuovo diritto comune europeo.

Il processo è ormai irreversibile. Difficile fermare con le mani un treno in marcia, il treno della storia. Confronto critico, vero, e comune ambizione di migliorare animeranno la nostra Rete. Senza sconti. Che forse è il modo di dimostrare che resistenze, tepidezze, scetticismo rischiano di essere antistorici ed impotenti, salvo a provocare qua e là rinunce ad essere protagonisti.

Dichiaro aperta l’Assemblea generale della Rete europea dei Consigli di Giustizia.