<%@LANGUAGE="JAVASCRIPT" CODEPAGE="1252"%> Sito ENCJ - CSM
La Rete europea dei Consigli di Giustizia

La Rete europea dei Consigli di Giustizia è sorta con l’obiettivo di contribuire al consolidamento dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia, nel contesto di un processo di forte accelerazione delle politiche di cooperazione giudiziaria.
Dalle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere del 1999, che disegnarono alcuni ambiziosi progetti in gran parte realizzati lungo il quinquennio appena trascorso, si è diffusa in tutti gli Stati dell’Unione la consapevolezza della necessità di proseguire il percorso già segnato.
Di tanto è prova il documento programmatico cd. Tampere II, più propriamente denominato “Programma dell’Aja”, che è stato adottato dal Consiglio europeo di Bruxelles il 4-5 novembre 2004, con cui si invitano gli Stati membri a far tesoro degli obiettivi raggiunti su tutti i fronti della cooperazione giudiziaria, ed ad ampliarne i settori d’intervento.
L’iniziativa di costituzione di una Rete europea di Consigli di Giustizia è stata intrapresa dai Consigli di Belgio, Irlanda e Olanda che si sono fatti promotori di un primo incontro con i rappresentanti degli omologhi degli altri Paesi, anche tramite l’elaborazione di un questionario per l’invio e la raccolta dei primi ed essenziali dati informativi. A questa iniziativa è seguito il primo incontro, avvenuto all’Aja presso la sede del Consiglio superiore olandese, il 14 novembre 2003, al quale hanno preso parte quasi tutti i Paesi oggi membri della Rete. In quell’occasione sono state elaborate le prime bozze di statuto e si è avuto un primo scambio di opinioni sulle finalità della Rete.
Il lavoro preparatorio è poi proseguito nel corso di due riunioni del Comitato esecutivo provvisorio a Bruxelles e a Madrid.
Infine a Roma, il 20-21 maggio 2004, si è tenuta l’Assemblea generale, che ha segnato la nascita della Rete europea dei Consigli della Giustizia, consacrata dalla sottoscrizione della Carta costitutiva e dall’elezione, per la durata di due anni dei suoi organi, del Presidente nella persona del prof. Luigi Berlinguer, componente del Consiglio Superiore della Magistratura italiano e del Segretario generale, Mr. Bert Van Delden, Presidente Consiglio della magistratura olandese. E’ stato inoltre costituito anche il Comitato esecutivo.
In occasione dell’Assemblea generale fondativa ha avuto inizio l’attività della Rete attraverso l’articolazione interna in cinque Gruppi di lavoro (Mission, vision, rules and other relevant matters of the Councils; Web Site; Evaluation of Judges; Information technology; Case Management).
Le attività degli organi della Rete, unitamente a quelle dei suoi Gruppi di lavoro, hanno ricevuto l’importante sostegno degli organismi internazionali (con particolare riferimento al Consiglio d’Europa – CEPEJ e CCJE) e delle istituzioni dell’Unione (in particolare del Parlamento europeo e della Commissione europea) nel corso di diverse occasioni di incontro.

La Rete europea dei Consigli della Giustizia ha l’ambizione di porsi come collegamento tra le istituzioni europee, le loro politiche e le varie magistrature nazionali, per favorire l’attenzione ai principi di autonomia e di indipendenza del potere giudiziario nell’elaborazione degli strumenti normativi di cooperazione.
Essa così intende favorire tra le magistrature il dialogo e la conoscenza reciproca sul funzionamento dei rispettivi sistemi giudiziari, attraverso uno studio attento delle diversità ordinamentali, che sia ragione di una progressiva acquisizione di fiducia reciproca.
Sulla fiducia, infatti, fa leva il principio del mutuo riconoscimento, che è indicato come “pietra angolare”delle politiche di cooperazione giudiziaria.
Non è dunque in gioco l’idea di disegnare un modello unico di “Consiglio superiore della giustizia”, perché le differenze ordinamentali tra i Paesi dell’Unione sono vissute come fattore di arricchimento nella costruzione di un assetto istituzionale europeo.

Il mutuo riconoscimento non deve essere considerato come percorso alternativo a quello che si affida all’avvicinamento progressivo delle legislazioni nazionali. Da un certo punto di vista esso, infatti, può essere definito come uno strumento di armonizzazione affidato all’opera lenta ma fortemente unificante della giurisprudenza.
Il senso di quest’affermazione si coglie nella considerazione che la giurisprudenza, specialmente con riferimento alla garanzia dei diritti fondamentali, non conosce confini nazionali, e che le decisioni delle Corti europee hanno da tempo dato vita ad un diretto confronto con le giurisdizioni nazionali, che oggi è elemento capace di rafforzare nei fatti le politiche di cooperazione che fanno leva sul mutuo riconoscimento.

Il mutuo riconoscimento presuppone la fiducia reciproca tra le magistrature. Ma proprio la fiducia, per il suo nucleo di sentimento non può essere imposta dall’alto, tramite leggi o atti d’autorità, non può essere diffusa dalle sole istituzioni politiche dell’Unione. Essa va invece ricercata e rafforzata in un cammino lungo e concreto di pratiche comuni, di dialogo diretto fra gli operatori della giustizia, di scambio di informazioni e di azioni “sul campo” realizzate dagli attori stessi del diritto, che sono i protagonisti veri della cooperazione.
Di fiducia reciproca può dirsi se i magistrati, e più in generale tutti i soggetti coinvolti nel momento processuale, confidano nella piena effettività delle basilari condizioni per la realizzazione di un giusto processo, che oltre che nel corredo di garanzie delle legislazioni processuali si individuano innanzitutto nei caratteri di status dei magistrati, come soggetti autonomi ed indipendenti.
Lungo queste direttrici ideali intende dispiegare la sua opera la Rete europea dei Consigli di giustizia, che, pur tra le tante diversità, sono funzionalmente tra loro omogenei proprio per le attribuzioni di tutela e garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza delle rispettive magistrature

Il cd. Programma dell’Aja, a cui già si è fatto cenno, riconosce l’utilità dell’apporto della Rete dei Consigli superiori di giustizia proprio in riferimento alla fiducia che deve qualificare i rapporti diretti tra le magistrature nazionali. In questo documento, infatti, al paragrafo 3.2. si afferma che “per rafforzare la fiducia reciproca sono necessari sforzi espliciti per migliorare la comprensione reciproca tra le autorità giudiziarie ed i vari ordinamenti giuridici. A tale riguardo l’Unione dovrebbe sostenere le Reti di istituzioni ed organismi giudiziari, quali la rete dei Consigli della Giustizia, la Rete europea delle Corti Supreme, la Rete europea di formazione giudiziaria”.
Con queste premesse la Rete dei Consigli di giustizia può contribuire a diffondere la conoscenza del funzionamento dei singoli ordinamenti giudiziari, può, come già si è detto, rafforzare il dialogo diretto tra gli operatori della giustizia, consentendo lo scambio di informazioni, di conoscenze, di idee; può favorire la consultazione e la partecipazione delle istanze giudiziarie nel corso del processo normativo posto in essere dall’Unione europea per la costruzione di uno spazio giuridico comune.
Può, in una parola, agevolare in tal modo progetti, azioni ed ogni altra iniziativa a favore del progressivo ravvicinamento delle legislazioni.
Secondo quanto previsto all’articolo II-107 del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’Unione siano stati violati ha diritto ad un ricorso effettivo dinanzi ad un giudice (…). Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente, pubblicamente e entro un termine ragionevole da un giudice indipendente ed imparziale, precostituito per legge (…)”. Non vi è Europa senza una giustizia adeguata. Ma sempre più appare che non ci sarà giustizia adeguata senza Europa, senza cooperazione giudiziaria europea. Anche a questo scopo si è costituita l’ENCJ.